La Fenice, la prima libreria steampunk di Catania

Il contesto è elegante e silenzioso. Per certi versi non sembra neppure di stare a Catania. Nell’ora prandiale poi i rumori sfumano via e il sole continua a battere sull’asfalto adesso deserto. Le saracinesche si chiudono, infrangono per un secondo, un silenzio ancestrale.

Mi trovo in via Garibaldi, l’arteria storica della città che parallela alla via Vittorio Emanuele sbocca nella pulsante Piazza del Duomo. La libreria Fenice è discretamente in equilibrio tra il Duomo e Porta Garibaldi. In questo punto si vede stagliarsi imponente la Cattedrale di Sant’Agata, con il suo pennacchio che buca il cielo.

Ho appuntamento con Alfredo, il titolare della libreria Fenice, alle due del pomeriggio. Aspetto fuori perché sono maledettamente in anticipo. È lui stesso che me lo fa notare battendo due dita sull’orologio.

Mi sistemo fuori su una panchina di legno. Da fuori non sembra neppure una libreria, domina il legno e una vetrina con i libri sistemati come una patisserie. 

Alle due in punto Alfredo mi invita a entrare. La libreria è un piccolo gioiellino e il libraio qui è l’alfiere istrionico. Un fugace abbraccio visivo e si viene sbalestrati in un’altra dimensione, anzi no, in un’altra epoca.

Siamo infatti nella Londra di fine ottocento. L’arredamento segue, come ammette lo stesso Alfredo, lo stile anglosassone dello steampunk, legno e ferro in un’osmosi abbacinante, dove il primo vittoriano si fonde con uno stile propriamente industriale. Alfredo mi fa accomodare ma ricuso, preferisco passeggiare per la libreria attraversando così l’antico e il contemporaneo nello spazio di un solco.

Gli domando a bruciapelo da quanto tempo la Fenice è aperta e come si stia trovando. Catania non brulica di lettori.

Adesso sono quasi tre anni e le cose sono finalmente migliorate. Non è stato facile, a cominciare dalla stessa ubicazione della libreria. La movida, infatti, negli ultimi anni si è spostata in via Etnea, e particolarmente nella storica ed elegante via Umberto. I prezzi lì sono proibitivi e trovare qualcosa che potesse ospitare il mio progetto di libreria antiquaria non era cosa da nulla. Un giorno l’agenzia mi propone questa bottega qui. Io mi ci innamoro subito, al primo colpo. Era esattamente quello che cercavo. Avevo deciso di adottare uno stile steampunk, e appena ho scorto queste rifiniture in legno, in metallo, mi sono detto “E’ mia!” Via Garibaldi d’altronde è stata fino a quindici anni fa la strada di rappresentanza della città. Ci sono state quattro librerie, la gente passava da qui per finire inevitabilmente in piazza Duomo.

Come mai hai scelto di aprire proprio una libreria antiquaria?

Perché è la mia formazione, la mia passione. Amo libri antichi, le biblioteche. Ho frequentato lettere e ho fatto il mio tirocinio all’università. Librai, insomma, non ci s’inventa. Certo, ho dovuto rivedere, vista la crisi del settore, la mia idea di libraio. Le crisi portano a questo, a un rinnovamento del commercio. Io ad esempio ho voluto offrire un servizio più specialistico, più individuabile, un’attività che facesse viaggiare sullo stesso binario l’antico e il contemporaneo. Come puoi vedere la libreria è equamente divisa tra sezione antiquaria, libri antichi (sono quelli che hanno almeno cento anni) e narrativa contemporanea. I primi sono il frutto di ricerca, scovati in vecchie biblioteche dismesse, o acquistati nei viaggi all’estero perché è lì che il mercato dell’antiquariato ha una maggiore dignità. Mentre per la sezione contemporanea faccio una selezione di qualità per case editrici.

Con quali case editrici siciliane collabori?

Con poche veramente. Qui ho la Palindromo, la Splen, la Verba volant di Siracusa, poca roba della Sellerio. Ho voluto evitare la narrativa tipica, quelli specificamente di territorio, perché paventavo che la tipicità la si potesse leggere come folclore. Visto che ho adottato uno stile anglosassone non mi sembrava il caso correre questo rischio. I libri selezionati infatti sono tutti svincolati da una logica autoctona ma votati a un raggio d’azione più concorrenziale.

Come ti comporti allora con la distribuzione?

Preferisco farne a meno della grande distribuzione. Ho scelto di avere rapporti diretti con le case editrici, vorrei mantenermi quanto più possibile indipendente senza essere costretto a prendere quel determinato libro solo perché attira più pubblico. Così mando avanti per ordine, chiamo e mi faccio inviare i libri che m’interessano.

Che tipo di lettore si ferma in libreria?

Di tutti i tipi, dall’universitario che cerca il classico al pensionato. Anche i collezionisti che cercano il libro particolare, poi i lettori di via Garibaldi, di via San Cristoforo, legati alle precedenti librerie, adesso confluiti nella Fenice. Io da libraio cerco di indirizzarli in letture perché sono convinto che ogni lettore ha il suo libro e il suo tempo per leggerlo. È  politica del libraio suggerire il libro a secondo della persona che si trovi davanti, capire e intercettare quali sono le sue esigenze, quali i suoi desideri. Siamo però ancora lontani da una coscienza di popolo che legge

 

 

 

 

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