Il Gruppo di Polifemo

Lisbona ultima frontiera di Volodine Antoine

«Onda dopo onda, a ogni scroscio di mota e ciottoli, sulla riva appare un cane con il muso insanguinato. Negli occhi gli si leggono messaggi che soltanto un esperto conoscitore della prateria delle immagini potrebbe decifrare, perché l’uomo che li ha composti, il suo padrone, non sa più che lingue si parlano sulla terraferma, e forse ormai dubita anche dell’esistenza di una costa contro cui l’oceano possa andare a infrangersi.»

Scrittori come Antoine Volodine necessitano di lettori esperti, di visionari, di abili interpreti, di personalità aperte, disincantate, eroiche. Eclettico artista contemporaneo che costruisce, smantella e ricostruisce le sue storie come un bambino che gioca con i Lego.

Lisbona ultima frontiera, edizioni Clichy, non è solo un libro, è un manifesto occulto che pochi eletti riescono a capire. Celato dietro un banale “ultimo giorno insieme” trascorso da due amanti, Ingrid Vogel e Kurt Wellenkind, nella città pessoana per eccellenza, Lisbona, prima della separazione necessaria fra i due, c’è un’infinità di mondi altri, presentati come un libro di memorie partorito dalla mente della ragazza. Come mai la coppia deve separarsi? Perché lei è una terrorista ricercata e lui un poliziotto tedesco che preferisce salvarla piuttosto che catturarla.

Un amore nato per caso ma destinato a essere soppresso per avere salva la vita. Ingrid accetta di scappare piuttosto che morire, ma cambiare nome, città, paese, vita è per lei insopportabile. Non vuole essere dimenticata, così scrive, o vuole scrivere, un libro fortemente allegorico, criptato, allusivo; un libro che non può essere decifrato dai reparti speciali tedeschi ma solo da chi condivide i suoi ideali. Ecco la sua eredità: pagine e pagine di storie nelle storie, di realtà immaginarie, oscure, di epoche passate e presenti, dove Rinascimento va a braccetto con Terzo Reich, dove membri di commandi speciali vengono catapultati nel bel mezzo di un racconto primordiale, dove le narrazioni si susseguono senza sosta, creando più livelli di lettura che sconcertano e disorientano. Ma è Ingrid Vogel o Antoine Volodine?

Forse entrambi. L’autore si cela dietro la figura di Ingrid per dar vita a quella folle commedia che in realtà è un’aspra denuncia della società, urlata a gran voce attraverso un ininterrotto flusso di coscienza (rafforzato dall’assenza di punti di interpunzione nei passi salienti). Non stupisce che l’autore si autodefinisce uno scrittore “post-esotico”, “post-barocco”; un avanguardista, si direbbe.

E in questa categorizzazione ci sta bene, motivando così il suo irruente stile letterario fatto di citazioni filosofiche e rimandi letterari che si incastrano come tessere di un puzzle in un linguaggio ricercato che non si arresta fino all’ultima pagina. Lisbona ultima frontiera è un’allegoria dalla struttura articolata, plasmata secondo necessità, che rispecchia perfettamente i temi e i messaggi celati al suo interno.

Un dipinto astratto della società contemporanea, del disagio dell’umanità che è costretta a sopportare, ad ambientarsi o a soccombere al suo interno; dove l’individuo è alla costante ricerca del suo posto, del soddisfacimento dei suoi reali bisogni.

Un racconto nel racconto nel racconto in cui prende vita il sogno, la paura, la speranza, in cui il lettore viene sbattuto continuamente in mondi paralleli immaginari ma assurdamente reali.

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