Little Olive di Graziano Delorda

Mentre scrivo, ascolto gli Eletric Prunes perché non li conoscevo ma, soprattutto, per calarmi nella storia di Little Olive.

Il romanzo di Graziano Delorda, Ferrari editore, instilla nel lettore nostalgia di anni che sembrano dissolti dal tempo, intinti nell’oblio: gli anni dei sixties, del rock psichedelico, del garage rock.

Sotto i riflettori abbiamo Catania, una volta tempio della musica, tanto da valerle l’etichetta di Seattle italiana. Il laboratorio etneo cui la cronaca nazionale ha speso, tra gli anni settanta e ottanta, parole indubbiamente disincantate, perché vero, perché era un enorme palco ombrato dal vulcano.

Via Etnea ritorna ad essere un lungo serpente psichedelico, da tondo Gioeni al Duomo si staglia un tappeto di pietra lavica che, adesso, sembra esplodere di luci e musica dal vivo.

In un anfratto, in una di quelle strette arterie che la città nasconde con i suoi cinerei e tristi palazzi, rompe il silenzio l’Out Key hole, quel buco, dall’insegna che illumina a intervalli, dove un palchetto grossolano ospita ogni notte giovani musicisti.

Dentro questi pochi metri quadri, tra una tennents e una canna, tra una sbornia e una rissa, tre giovani, uniti nel nome dei Little Olive, curano con ossessione e scrupolosità il sogno di diventare musicisti. Provengono da Nizzilemi e Mazzapatri, paesini dell’entroterra sorti, come tutti gli altri, esclusivamente per contendersi qualcosa, un prodotto locale così come un genere musicale.

La storia miscelata di speranze, ambizioni e tradimenti d’ogni sorta parte proprio da qui, dall’out key ole.

Delorda intesse un romanzo con uno sfondo arso e strade fitte di oleandri, ma le tonalità sono tutte british. Non domina la mafia, c’è un boss che zufola insignificantemente ma per il resto il romanzo è musica, è rock, è John Lennon, è viaggio, è rivelazione, è ascesi.

I Little Olive, cooptati da un vecchio dalla dubbia reputazione, Double T, sono lanciati verso palchi illustri come il Cavern Club, a Londra.

La Sicilia come Londra, come New York, come Detroit, una Swinging London quindi vicino a una Dondolante Sicilia, dove si respirano a pieni polmoni gli arditi ed edonistici anni sessanta, quella rivoluzione culturale che ha contagiato l’occidente e che è atterrata anche qui, in Sicilia.

Nel titolo Little Olive c’è la fusione e la contaminazione di un mondo apparentemente lontano, è infatti l’omonimo brano scritto e interpretato da James Lowe, voce della band statunitense The Electric Prunes ma è altresì – la piccola oliva – il frutto tipico dell’isola dove si svolge la nostra storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.

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