Un titolo insolito, una copertina dal sapore gangster e una trama avvincente; sono questi gli ingredienti di Maccheroni Connection, un romanzo poliziesco di Roberto Mingioia edito nel 2017 da Imprimatur.

La storia è coinvolgente fin dalle prime pagine, quando il protagonista, Francesco Spina, esce di prigione e si trova a dover scappare da una banda di criminali che meditano vendetta. Rifugiatosi in un bar della movimentata cittadina siciliana di Ogghiularu (località inventata che letteralmente significa “venditore d’aglio”), assiste all’uccisione di un uomo appena arrivato in città, un certo Luca Pappalardo.

Proprio come i migliori cliché cinematografici suggeriscono, l’ex galeotto non perde occasione di assumere una nuova identità e, raccolti gli effetti personali del morto, diventa il nuovo maresciallo di Ogghiularu.

Cosa succede quando non è il buono a diventare cattivo ma il cattivo a diventare buono?
Un Dott. Jeckyll e Mr. Hyde a rovescio, un poco di buono che diventa il nuovo tutore della legge, che si trova ad affrontare la criminalità organizzata, i traffici illeciti, il contrabbando e all’intero dell’idilliaca città sicula a contendersi il comando sono la Mafia, la Camorra e la Mafia Russa.

Il coraggioso Francesco/Luca, l’antieroe per eccellenza, dovrà affrontare numerosi nemici oltre a fare i conti con il suo passato, un passato che prima si presenta come Tonio detto “Buddy”ex compagno di prigione, e poi l’avvenente Eloisa, una ladruncola conosciuta anni prima. Mentre il primo viene pagato per mantenere il segreto e sparire alla seconda tocca una sorte ben peggiore…

Nonostante le apparenze questo non è un romanzo che parla di mafia. L’argomento viene toccato da un punto di vista diverso, tragicomico; a emergere è il malcontento, la vita quotidiana della malavita di quartiere più che dei veri “boss”. La bellezza di una terra come la Sicilia non viene tralasciata anzi, si integra perfettamente con il resto della narrazione.

L’autore ha saputo mantenere un equilibrio perfetto nel descrivere i due lati di questa regione, divisa fra il suo fascino e il degrado morale di chi vuole spadroneggiare su di essa.
L’identità rubata da Francesco non è altro che il tentativo di fuggire o meglio, sfuggire, alla terribile vita criminale che tiene in ostaggio persone e territori, rovinando e distruggendo tutto ciò che c’è di buono.

Un romanzo che dimostra che non è impossibile redimersi, che se tutti fanno la loro parte allora sconfiggere la parte malvagia che dimora in ognuno di noi è possibile.
Lo stile di Mingioia è fluido e scorrevole, gli avvenimenti si succedono a ritmo costante, a volte un po’ troppo rapidamente, ma resta comunque una lettura piacevole e coinvolgente.

I rimandi a film cult sono frequenti e intuibili anche dai non cultori del genere thriller e poliziesco. In alcune occasioni si sorride, soprattutto quanto entrano in scena le avvenenti donne mediterranee come Concetta e Giuseppina e durante i battibecchi di piccoli e ignoranti scagnozzi.

I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, l’azione si mescola con l’amore e il riso con la riflessione. Mingioia ha saputo scrivere un romanzo fruibile a tutti ma edificante. Attraverso un linguaggio semplice e senza fronzoli riesce a comunicare importanti messaggi che sono in grado di dare una spinta positiva. Non c’è bisogno di essere vittime di Mafia per smettere di essere passivi e passare all’azione contro le ingiustizie che quotidianamente si devono affrontare.
«[…] ci sarebbero state ancora nuove, eccitanti avventure da vivere. Un giorno alla volta. Senzapaura, senza rimpianti, a muso duro.»