Sull’argomento consumo del suolo abbiamo sentito parlare tutti, chi di competenza chi di incompetenza, con un punto di vista, a volte retorico o da proclama elettorale, ovvero: consumare il suolo è sbagliato. Ce lo dicono gli eventi naturali prima di tutto, e ce lo dice il depauperamento complessivo delle nostre città e delle nostre campagne. Come affermato dalla presidente italiana del WWF Donatella Bianchi, “contenere il consumo di suolo è fondamentale per limitare il rischio idrogeologico, garantire la resilienza dei sistemi naturali e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici. È indispensabile stabilire per legge quali siano le soglie da non superare”.

 

Si costruiscono in continuazione nuovi edifici, a destinazione residenziale, dal dubbio valore estetico, grandiosi e iper-tecnologici supermercati e centri commerciali, dove in un’unica struttura (ormai diventata città, data la mole), si può trovare dallo spillo alla toeletta per cani, si trovano parchi attrezzati, parchi con fiumi, laghi e boschetti artificiali, campi recintati per cani, giraffe e coccodrilli, tutto un surrogato di quello che manca in città.  Basterebbe un discreto senso civico per accorgersi del furto perpetrato al nostro patrimonio. Da un giorno all’altro un nuovo cantiere, tutto sotto l’occhio vigile (forse) dell’amministrazione che esige permessi, regole, concessioni e chi più ne ha più ne metta.

Un rapporto dell’Ispra, Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dà dati allarmanti per tutto il territorio italiano e particolarmente per quello siciliano; note negative in particolare su tutta la provincia di Palermo e di Catania. In Sicilia, ma anche nel resto d’Italia, si continua a seguire uno schema di occupazione dello spazio che non tutela le peculiarità territoriali, ma le piega a quelle che sono esclusivamente le immediate esigenze di antropizzazione. In questo senso risulta di fondamentale importanza l’adozione da parte dei Comuni di un “bilancio del consumo del suolo”, con risultati a cadenza annuale.

In un documento della Commissione Europea, si chiarisce che l’azzeramento del consumo di suolo netto significa evitare l’impermeabilizzazione di aree agricole e di aree aperte e, per la componente residua non evitabile, compensarla attraverso la rinaturalizzazione di un’area di estensione uguale o superiore. E se l’indirizzo fosse il recupero del patrimonio edilizio, la trasformazione di destinazione d’uso (e la sua restituzione alla società) sotto forma di biblioteche, musei, luoghi di incontro? Se la demolizione dell’esistente, quando totalmente irrecuperabile, portasse alla creazione di insediamenti a tendenziale autosufficienza energetica? Anche il recupero dei territori dismessi, marginali o contaminati, si dovrebbe avvalere di pratiche e politiche di rigenerazione urbana.

Esistono esempi molto interessanti su questo fronte: una fra tutte è la città colombiana di Medellin. Da città natale di Pablo Escobar, diventa lo scenario di rinascita urbana, il cui paradigma è affidato all’architettura e all’urbanistica. La città, dal 1993, anno dell’omicidio di Pablo Escobar, comincia un processo di rinascita, grazie al matematico Sergio Fajardo Valderrama, poi sindaco dal 2004 al 2007, tramite due parole d’ordine: infrastrutture e creatività. Le infrastrutture hanno permesso che quartieri degradati e marginali (luoghi dove Escobar reclutava gli adepti della droga) potessero essere raggiunti in pochi minuti; nel 2011 è stata inaugurata una serie di sei scale mobili all’aperto, ma coperte con tettoia colorata, lunghe complessivamente 385 metri. Da quando è entrata in funzione, la struttura ha garantito numerosi investimenti pubblici che hanno consentito di asfaltare le scalinate, di riverniciare le pareti delle modeste abitazioni che vi si affacciano, di rimettere a posto i tetti, di costruire un centro sociale che i residenti possono utilizzare gratuitamente anche per iniziative private. Molti altri interventi sono stati realizzati a Medellin, sull’onda della rigenerazione urbana, e molti edifici sono stati costruiti ex novo, con l’orientamento di sollevare la città dal degrado e dall’abbandono: una rete di dieci biblioteche pubbliche, con attenzione non soltanto ai libri, ma anche al design e all’ambiente, il restauro del Giardino Botanico, un Museo interattivo della Scienza e della Tecnologia accompagnano la politica di riqualificazione e demarcano il percorso di rinascita. Come ha scritto il New York Times nel 2012, Medellin ha scelto di combattere crimine e violenza a colpi di architettura, urbanistica e ingegneria. L’altro lato dell’equazione della nuova Medellin è la promozione di un ecosistema imprenditoriale che ruoti attorno all’economia della conoscenza e sia ricettivo di aziende ad alto contenuto tecnologico. Le parole d’ordine sono innovazione, tecnologia e sostenibilità.

Per ritornare alla nostra terra, mi preme ricordare l’esempio di Favara e del Farm Cultural Park. Come riporta il sito, “Non è facile spiegare Farm Cultural Park ed è normale che non tutti abbiano capito qual è la sua ragion d’essere. Tutti però si sono accorti che Favara non è più come prima. Tutti si sono accorti che ogni giorno arrivano turisti e visitatori di tutto il mondo e tutti hanno letto qualche articolo o hanno visto la loro città in televisione. Non per la mafia, non per l’abusivismo. Ma per l’arte, la cultura, la rigenerazione urbana. […]” Piccolo comune dell’agrigentino, noto ai più per l’abusivismo edilizio, Favara fino al 2010 conservava ancora qualche piccola traccia di un passato, ormai completamente abbandonato all’incuria e fagocitato dall’abusivismo. Andrea e Florinda avevano un’idea allora: volevano restare nella loro terra natìa e restituire ai loro figli, e non solo, una realtà migliore di quella che avevano ricevuto in eredità. Tutto nasce quindi dal recupero dei Sette Cortili, ed anticipatamente rispetto alle loro previsioni, inaugurano, con festa grande e gente accorsa da tutta Italia, i Sette Cortili come Centro Culturale di nuova generazione “nel quale la cultura diventa strumento nobile per la rigenerazione di un territorio e per dare ad una città senza passato, un presente ed un futuro”. Da allora oltre alla rigenerazione che è ancora in atto, Favara è diventato un polo turistico, che compete con la Valle dei Templi di Agrigento, il Farm Cultural Park è sede di una scuola di Architettura per bambini, SOU, vi si svolge il FARM FILM FESTIVAL, è promotore di MOVE! Do something. People and places that are changing the world.