L’arte incontra: Gaetano Murolo

Schopenhaurer sosteneva che «ognuno di noi confonde i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo» Durante la pratica del bonsai, il mio maestro, cui feci vedere lo stato di lavorazione della mia foresta, con solennità orientale, prese tronchesina e forbici e ridusse il boschetto a una tundra spazzata del Buran! Mi disse «Non è bello ciò che piace! E’ bello ciò che è bello!»

Il mio soggiorno lombardo non è stato caratterizzato da grandi temi artistici…e non perché non ve ne fossero, semplicemente perché non “comprendevo l’intero”. Tuttavia a quel periodo risale la mia presa di coscienza!
A ridosso delle colline di Franciacorta si adagia un borgo medioevale, Palazzolo sull’Oglio. Immerso in un florido verde, il paesotto si dipana tra le quiete anse dell’omonimo fiume e lungo i dolci pendii delle prime colline.
Qui conobbi Luigi Pedrali. Luigi era un corniciaio di ottimo rango, …era un intellettuale. Frequentare il suo laboratorio era come fare un viaggio nel tempo! Avete presente una bottega rinascimentale? Ecco! Nelle profonde penombre, profumi di mestiche ed olii avvolgevano manuali antichi, quadri e colori di pregiata fattura. Dove, invece, la luce era assoluta, lo spazio diventava …pulizia essenziale. Si fece amicizia. Il volto di Luigi – non so perché – mi ricordava molto il Vecchioni nazionale.

A lui, che sapeva leggere l’arte, mostravo i miei lavori e chiedevo consigli: « …Qualora giungerai ad affermare un tuo stile non compiacerti in esso, ricorda la lezione di Capogrossi! Sperimenta, rimetti tutto in discussione!» «Affinché il tuo figurato risulti convincente e le forme non siano più simili ad un sacco, dovremo iniziare a studiare l’anatomia! Ti dovrai esercitare dal vivo, copieremo i grandi!» «Non preoccuparti del colore…quello arriverà…un giorno! Alla Brera non hanno mai fatto toccare il colore, solo matita! Chiedi a mio figlio!

Acquistai il manuale d’arte del buon Ettore Maiotti, studiai anatomia umana da un testo di JenoBarcsay (allora in uso presso l’Accademia del Disegno di Bergamo), comprai anche un cavalletto da campo.

Un dì Luigi: «…Ti farò conoscere un anziano pittore, Savino!…ti aiuterà!»
Savino Frigeni, anziano artista del posto – allievo del più noto maestro palazzolese Matteo Pedrali- era un ritrattista e paesaggista; rifletteva fermenti espressionisti; la sua pittura tendeva a scomporre la natura senza sacrificare il motivo ispiratore e attraverso una sintesi di gradazioni luminose otteneva il suo “tessuto pittorico”. Osservò con sincera benevolenza e rispetto, i miei ingenui lavori. Incoraggiando la mia predisposizione, mi regalò preziosi consigli e due piccoli disegni!

Da un enorme taccuino, con miriadi di studi, tirò fuori due piccoli studi per figure di donna – realizzate a penna e ripassate con il colore – e me ne fece dono. Due soluzioni, allora, ancora troppo avveniristiche per me. Solo in seguito compresi la compostezza delle composizioni fresche e dinamiche, con pochi tratti essenziali. Ricordo ancora gli occhi commossi di Luigi quando incorniciò quegli studi « Puoi ritenerti un privilegiato, Frigeni non regala! Fai buon uso della fiducia che ha riposto in te!»

Una breve parentesi! La sera dell’11 settembre 1991 al parco tenda di via Ziziola a Brescia; si sarebbe tenuto il concerto “Le Nuvole – 1991” di Fabrizio De Andre! “Da dove venivo”, Lui restava un “comunista”. All’aperto i concerti hanno un sapore più conviviale. Quella sera famiglie al completo, anziani e quieti giovani sorridenti (“tutti ordinatissimi” commentò poi il locale quotidiano) ascoltarono quell’essere già in odore di leggenda!

Forse, l’unico a sembrare fuori luogo, ero io: la mia divisa e la mia bandoliera sfavillante. Alberto Boldrini, l’inviato del quotidiano locale, di quella sera scrisse «… ha dimostrato una volta di più d’essere un personaggio onestissimo, sicuro di poter parlare e cantare senza paura di cadere nella benché minima contraddizione. E’ disarmante, per questo è libero, come tutti i personaggi delle sue canzoni»

Nella parte finale del concerto il cantautore disseppellì “i cadaveri della seconda dinastia” (eheh…parole sue!!): Bocca di Rosa, Il Pescatore, La guerra di Piero, La Canzone di Marinella e Via del Campo.

Alla fine del concerto, mi curai poco di verificare il normale deflusso di tutta quella brava gente. Io mi sentivo stordito, incredulo, avevo nella bocca, nel cuore e nella mente il sapore di quelle poesie con cui ero cresciuto. Me ne restai lì, fermo, finché le luci del parco si spensero pure. Solo qualche faretto ora illuminava il misterioso fondale nero del palco.

Un brusio proveniente da quella parte mi avvertiva che ancora la troupe dello spettacolo era lì; quando, vidi che …il pesante drappeggio nero iniziò a muoversi a gonfiarsi a spostarsi, per lasciare spazio a De Andre. Avvolto dagli aliti della sigaretta, si avvicinò alla sedia, dove poco prima aveva concluso il concerto. Io ero lì, vicinissimo, al buio e lui non mi vide. Prese la chitarra e si sedette, le sue spalle erano rivolte a me.

Dopo una breve pausa, quasi a riunire le idee, iniziò ad accarezzare le corde dello strumento. Ero incredulo. Lui era lì, a pochi metri, tutto per me! Avrei voluto dire quanto meno un: «Ehi!! salve…io non credo tu sia solo un comunista!» Niente! Non uscì alcun suono dalla bocca. Continuai ad ascoltare. Poi, tutto ad un tratto, il cantautore si fermò, posò la chitarra a terra …e si verificò un fatto curioso: si girò verso di me! Proprio così…si girò esattamente verso di me! “Avrà sentito il mio cuore?” Pensai! Mi fissò per alcuni interminabili secondi, senza battere un solo ciglio. Nulla! Io, che nel frattempo cercavo di rimettere a posto il mio cuore – che se ne era andato per i fatti suoi -restai lì con il dito alzato, quasi a chiedere la parola (e suppongo anche con la bocca aperta ma senza voce e senza fiato).

Fabrizio riprese il suo pensiero e ciò che restava della sigaretta e sparì. Sentite a me! Pur conoscendo quel principio caro al cognitivismo, laddove fa riferimento “all’errata lettura del pensiero” – ho sempre sostenuto (pensato) che De Andrè in quell’istante mi “parlò!”.
Il tema di quel momento potrebbe riassumersi in qualcosa di simile a questa frase: « In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte» (Vangelo di Marco 30). Non ridete…perché “in verità” a me bastò solo il primo canto del gallo per…, ahimè!

L’incontro, tra gli altri, con Cesare Merigo, Luigi Pedrali, Savino Frigeni e l’atipico episodio con De André, dimostrano che nella vita serve una dose di curiosità, di umiltà e di intuito. Le lezioni di Cussigh mi avevano fornito l’imprinting; ma il mio percorso di crescita, anche personale, era tutto da (ri)costruire.
Preso atto che la modesta “qualifica di riparatore di autoveicoli” e l’impiego come tutore dell’ordine, avevano dimostrato i propri limiti, ora c’era ben altro da risolvere oltre al valore tonale e l’etichettare una persona per partito preso.
Per comprendere “essere e avere”, per correggere il valore di un’emozione, per ridurre la sensibilità all’essenziale, per imparare a fare discernimento decisi di intraprendere un “lungo viaggio”: dagli gnostici a Claude Lèvi-Strauss, da Pessoa a Ilya Prigogine, da Monteverdi e Schoenberg ad Arvo Pärt, dalla storia dell’Arte alla pragmatica della comunicazione umana.

In tutto questo, tornai in Sicilia! …Un mondo “nuovo”!
Qui, in conseguenza ad alcune vicissitudini, ebbi modo di conoscere le opere di un interessante e piuttosto inusuale (se è ha un senso usare questo aggettivo nell’Arte!), artista, Gaetano Murolo, per l’esattezza, Don Gaetano Murolo, il parroco di Roccalumera.
Un lungo apprendistato, anche in terra fiamminga, lo ha condotto a generare un suo personalissimo stile. In genere i dipinti, che richiamano la calda luce del Sud e le limpide atmosfere dell’isola, sono in gran parte marine: donne al porto in attesa dei mariti dopo la pesca, oppure raccolte in enigmatici atteggiamenti contemplativi. Nel quadro che questa volta mostro in epigrafe “La conversazione” (L40xH50, olio su tela, del 1998) si legge la cifra stilistica dell’artista.

Ogni struttura compositiva è ritmata in tasselli geometrici, risolti con profili intensamente plastici, con schemi lineari, nitidi, rigorosi, con un segno leggero, improntato ad una notevole efficacia rappresentativa. I colori, seppur forti e smaglianti, non risultano mai eccessivi, anzi, appaiono sempre delicati ed eleganti negli accostamenti. Non un alito di vento, non un drappeggio turba il tessuto serico. Un dettaglio che salta subito all’occhio è la costante assenza di espressioni sui volti. Tutto ciò dona all’insieme un senso di solitudine e melanconia (!). Qui l’idea non è quella di narrare, piuttosto di spostare il piano dell’attenzione ad una realtà superiore (metafisica).

Il luogo dove si gioca la partita – credo – stia nella linea “astratta” che taglia l’orizzonte, là dove il finito incontra l’infinito, laddove gli sgomenti, le paure e le stesse illusioni, cercano una risposta dei dubbi umani.
«…L’arte del Prete – Pittore non è semplice fuga nel sogno, nell’idealizzazione fantastica della natura, splendida e accattivante. (…) C’è il mistero dell’uomo, Cè l’uomo con i suoi spaventosi, inquietanti silenzi. (…) Murolo è il pittore delle attese infinite e, in particolare, dell’attesa dell’ “evento”.» Franco Caresio.
«L’arte è sincerità!» (Cussigh). Quando l’Arte esprime questo valore il suo messaggio non ha frontiere, né incomprensioni. Ci raggiunge…e basta. (P.S. Don Gaetano Murolo mi regalò un CD, udite udite, Paganini – Concerto per violino n. 2 “La Campanella”…)

About Sebastiano Grasso

Sebastiano Grasso (Udine, cl.1965), pittore. Apprende i primi rudimenti dal carnico Arturo Cussigh (allievo di Morandi, Guidi e Saetti). Pur collocandosi nella sfera dei pittori, cosiddetti, “autodidatti”, l’artista vanta una formazione accademica. Ha fatto parte del gruppo artistico: “I dodici movimenti (Sicilia - Acireale)” e “I pittori della luce” (Triveneto). Ha esposto in prestigiose collettive (tra gli altri, con P. Guccione, S. Alvarez, F, Sarnari, il Gruppo di Scicli, A. Forgioli. R. Savinio, A. Gio-vannoni, C.M. Feruglio, Ennio Calabria). E’ presente in varie collezioni private e pubbliche. Vinci-tore della XII^ Biennale d’Arte Internazionale di Roma.

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