Il Gruppo di Polifemo

Nicola Rubino è entrato in fabbrica di Francesco Dezio

Così, di primo acchito, mi è venuto in mente Elio Petri, in quel neorealismo impegnato che troviamo nella sua nota trilogia dove mette al centro della scena il lavoratore nella sua dimensione alienata e sfruttata.

Sarà stata anche la copertina a sollecitare questa evocazione, – una chiave inglese e un giravite falceemartellizzati – che richiama, volente o meno, un determinato periodo storico e un preciso schieramento ideologico. Ad oggi, comunque, difficilmente contestualizzabile.

Proprio da quanto premesso, Nicola Rubino è entrato in fabbrica, di Francesco Dezio, TerraRossa Edizioni, è collocabile in quel campo minato della narrativa sociale che sembrava per certi versi scomparsa o addirittura esaurita quasi non ci fosse più nulla da dire.

Qui il merito – breve inciso – sta nella casa editrice TerraRossa, giovane e pugliese che, con la collana fondante si è prefissata il compito di recuperare le opere delle maggiori case editrici che sono finite fuori catalogo. Questo romanzo, nella fattispecie, era stato pubblicato da Feltrinelli nel 2004.

Finito il breve inciso.

Nel romanzo si staglia l’intero percorso che il lavoratore è tenuto ad affrontare per trovare un inserimento e una stabilità occupazionale in fabbrica.

Dal colloquio di lavoro, una sorta d’inquisizione che preannuncia il prototipo di lavoratore ricercato, allo stage annuale caratterizzato da giornate faticose e interminabili senza retribuzione, alla meccanicità lobotomizzante del lavoro quotidiano in fabbrica che trasforma il trentenne protagonista da ribelle idealista a ingranaggio del sistema.

Il romanzo di Dezio testimonia, con timbro e linguaggio che irretisce, giacché espressivo e gergale, testimonia, dicevo, l’esperienza dei nuovi operai che sprofondano inesorabilmente in una suburra post industriale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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