Nuovi orientamenti su prevenzione e governo del territorio

Qualche tempo fa, in un articolo, ho affrontato il tema del rischio sismico e, con tono greve ho concluso: «[…] non è possibile evitare che un terremoto si verifichi, ovvero è impensabile agire sulla pericolosità sismica di un dato luogo, ci si può tuttavia difendere dai suoi effetti devastanti, agendo sulla struttura urbana ed edilizia, con azioni che riducono la vulnerabilità sismica delle stesse».

Catania vista dal mare.

Tuttavia, se a dirsi sembra cosa facile, a farsi è un groviglio di competenze, conoscenze specialistiche, risorse... da sciogliere al fine di trarne una conclusione quanto più vicina ad un metodo, che in quanto tale, sia facilmente comprensibile e replicabile.

Come ci suggerisce Beck «oggi e in futuro si dovrà imparare, sotto la spada di Damocle dell’apocalisse della nostra civiltà, a sedersi attorno a un tavolo e a cercare di realizzare, al di là di qualsiasi steccato, soluzioni per i pericoli di cui noi stessi siamo responsabili.[…] I pericoli aumentano ma non sono tradotti in una politica preventiva di gestione dei rischi».

E’ probabile che questo dipenda, ad una prima lettura, dal fatto che muoversi nella direzione della prevenzione, politicamente parlando, non soddisfi bisogni immediati. Da questo è necessario partire, affinché a vari livelli ed ognuno con le proprie responsabilità e competenze metta in atto interventi mirati alla prevenzione, e non collocati al solo rango di azioni di emergenza  post-evento.

In tal senso il punto di partenza è certamente il governo del territorio e la conoscenza indispensabile sul rischio esistente degli eventi sismici, mirando alla riduzione di quest’ultimo e alla prevenzione da danni futuri.

La questione della vulnerabilità sismica è stata, fino ad ora, affrontata ad una scala, se così si può dire, di dettaglio, confinata al livello del singolo edificio, e quindi, mera speculazione dell’ingegneria strutturale. Come ci suggerisce M. Olivieri, docente di Urbanistica a Roma, tuttavia non si può tralasciare di considerare l’organismo urbano nel suo complesso, non si può ridurre la complessità urbana alla sommatoria di più edifici; la messa in sicurezza dell’organismo urbano infatti non coincide con la messa in sicurezza della sommatoria di tutti gli edifici che lo compongono, sia perché economicamente impensabile, sia perché insufficiente ai fini della risposta all’evento sismico. E’ necessario spostare l’ambito di studio dalla sfera strettamente connessa all’ingegneria strutturale a quella urbanistica, portando alla definizione di nuove categorie urbanistiche.

In quest’ottica si inseriscono nuove classificazioni utili ad inglobare i contributi provenienti da diverse esperienze: si parla così di Struttura urbana minima, SUM. Espressione e contenuto mutuati dalla legge della Regione Umbria 11/2005, in cui si legge per la prima volta l’urgenza, trasformata in obbligo, di definire la SUM nella pianificazione. La SUM è «l’insieme degli edifici e degli spazi, strutture, funzioni, percorsi, in grado di garantire il mantenimento e la ripresa della funzionalità, anche sotto il profilo della riconoscibilità sociale collettiva del sistema urbano durante e dopo l’evento sismico». (V. Fabietti, 1999).

Nonostante questo stretto legame con la prevenzione, la SUM ha «contenuti di progettualità» in quanto mira ad azioni che oltre ad attenuare le criticità, integrano nel processo urbanistico le discipline sismiche e la sua adozione esprime una precisa scelta da parte della comunità che è consapevole dell’impossibilità di effettuare un’azione di prevenzione su tutti gli elementi del sistema urbano.

Olivieri studia ampiamente la questione dell’integrazione tra prevenzione e governo del territorio e apre a nuovi spunti di approfondimento, anticipando il concetto di una Struttura territoriale minima, relativa agli elementi e strutture strategiche a scala territoriale, comunale e d’area vasta, da mantenere in efficienza per la gestione dell’emergenza e la ripresa post-sisma del territorio.

Il Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico (77/2009) ha introdotto il concetto di prevenzione nelle scelte di piano.

Con quest’ultimo è stato previsto il finanziamento di interventi per la prevenzione del rischio sismico, per una cifra complessiva che sembrerebbe enorme, una di quelle cifre con tanti zeri, per il periodo compreso tra il 2010 e il 2016, che rappresenta tuttavia una piccolissima percentuale, l’1%, del fabbisogno necessario all’adeguamento sismico di strutture pubbliche e private, e di opere infrastrutturali dal carattere strategico. Questa operazione ha quindi un carattere fondamentale nei termini della sensibilizzazione alla cultura della prevenzione della popolazione e delle pubbliche amministrazioni.  

Altra classificazione deriva dal contributo di un’altra protagonista nella sfera dell’intervento post-sisma, la Protezione Civile, che con ordinanza 4007 nel 2012, definisce la CLE, ovvero la Condizione limite per l’emergenza: quest’ultima è la condizione per cui a seguito di un terremoto, l’insediamento urbano subisce danni fisici e funzionali che inducono all’interruzione di quasi tutte le funzioni urbane, tra queste anche la residenza.

Questa categoria esprime le sue funzioni nelle emergenze e non ha apparentemente alcuna finalità urbanistica. Mira a conoscere le condizioni di criticità dell’organismo urbano, individuando gli elementi funzionali e rintracciando per ogni territorio le strutture per l’emergenza.

Sebbene nascano da esigenze differenti, le due categorie della SUM e della CLE possono entrambe contribuire allo stesso obiettivo di prevenzione e di pianificazione in quanto entrambe rappresentano stati limite dell’organismo urbano. Sebbene mutuata dalle esigenze della protezione civile la CLE, che costituisce una struttura urbana elementare, si inserisce a pieno titolo nel ragionamento urbanistico ed insieme con la SUM, contribuisce ad integrare nella pianificazione urbanistica la prevenzione e la pianificazione di gestione delle emergenze.

Ortofoto di Catania.

E la Sicilia, ed in particolare modo la città di Catania, come si sta muovendo di fronte alla necessità di aggiornare gli strumenti di governo del territorio, che ormai hanno compiuto il loro quarantesimo genetliaco?

In Sicilia il recepimento degli studi di microzonazione sismica è avvenuto con Circolare del 15.10.2012 dell’Assessorato del territorio e dell’ambiente, in cui si esprime che gli studi di Microzonazione sismica e dell’analisi della Condizione limite per l’emergenza (legge nazionale 77/2009), dovranno essere recepiti come vincolo territoriale  negli strumenti urbanistici.

Questi studi dovranno essere utilizzati sia per i nuovi strumenti urbanistici, in fase di redazione, sia per quelli che verranno redatti successivamente al completamento degli studi medesimi.

Se è vero, come nelle parole di Massimiliano Schilirò, che Catania è «una superficie solida e ruvida da calpestare», ma allo stesso tempo «una fragile e asimmetrica composizione urbanistica su cui incombe la minaccia congenita di un dissolvimento imprevisto e improvviso», quanto siamo preparati ad affrontare una simile imminenza?

Le basi esistono, bisogna passare all’azione.

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