Il Gruppo di Polifemo

Suttaterra di Orazio Labbate

Desideravo leggere nuovamente Orazio Labbate, e già prima che il giovane scrittore concepisse questo suo ultimo lavoro. L’ho conosciuto, infatti, con la sua opera precedente, Lo Scuro, un romanzo dagli umori gotici con cui ha esordito qualche anno fa. Tanto nel primo quanto nel secondo, i protagonisti, metafisici e terreni nello stesso tempo, sono la famiglia Buscemi.

Suttaterra, Tunuè edizioni, è un romanzo suggestivamente epico. Giuseppe Buscemi, figlio del già noto Razziddu, di mestiere becchino, è vedovo, non ancora trentenne e vacilla, già solo per questo, tra la vita e la morte. Improvvisamente, e dal nulla, Giuseppe riceve una lettera da Maria, la moglie defunta, che lo prega di raggiungerlo in Sicilia.

Nessuna donna sceglie la violenza

Il Gruppo di Polifemo ospita il punto di vista di Pina Ferraro Fazio, storica fondatrice del centro antiviolenza di Catania

    La violenza contro le donne è un argomento che fa tanto clamore e su cui si giocano vere e proprie azioni di propaganda. Se ne parla in termini di emergenza e i giornali utilizzano linguaggi, costruzioni simboliche e narrazioni, che non centrano il vero problema, ma contribuiscono, per contro, a rinforzare un concetto distorto del fenomeno: si uccide per troppo amore!

Un’attenta disamina della produzione normativa, nazionale e internazionale, potrebbe indurci a considerare il superamento, già da lungo termine, di ogni forma di discriminazione di genere; sappiamo, tuttavia, che non è affatto così.

Amore di plastica: uso o riciclo?

Perché questo uso smodato della plastica? A quali interessi economici risponde?  Conviene il riciclo o il riuso? Secondo appuntamento con il dott. Danilo Pulvirenti, aka Pulviscolo Discolo, chimico e responsabile di Progetto Ambiente Catania con il quale approfondiamo l’argomento.

 

Cos’è esattamente la plastica?

Memorie di uno psicopatico di Venedikt Erofeev

Recensione di Ombretta Costanzo

Rifletto a ritroso dall’ultima pagina in cui si centrifugano stile, contenuto, idee e contraddizioni: “ … chi sbircia alle finestre altrui vede sullo sfondo della tenda scura il riflesso della sua stessa figura”. Finestre, tende viola, riflesso: conclusione allegorica della ragnatela costruita con gli “sputi” di una vita irriverente, sognante e allo stesso tempo lucida e cinica. L’alcol, la follia, il suicidio, la tragedia umana sono strumenti tramite cui il giovane Erofeev ci racconta tutto lo spazio circostante nel quale vive inquieto e spaccato tra la ricerca di un’elevazione e la celebrazione di ciò che è reietto, con un esame tanto minuzioso quanto risentito.

Fuga da Gaza di Selma Dabbagh

Il Gruppo di Polifemo quest’oggi atterra a Gaza. Siamo sempre ospiti della casa editrice Il Sirente che con la collana altriarabi ci offre ancora una volta un Medio Oriente che profuma di resistenza e di speranza.

Gaza è sempre lo scenario singolare che conosciamo, un territorio rivendicato dai palestinesi ma occupato e controllato da Israele.

Le intifade, che si sono susseguite negli anni mietendo un numero esasperato di vittime, hanno contraddistinto un conflitto, israelopalestinese, che non ha vena di risolversi in alcun modo.

E’ così intricato di risentimenti, rancori, trame d’odio e di vendetta che sembra si sia lasciato alle spalle il principale motivo per cui tutto è iniziato.

È da queste riflessioni che nasce il romanzo d’esordio di Selma Dabbagh, scrittrice anglo palestinese, che con Fuga da Gaza racconta la storia della famiglia Mujahed.

Variazioni di luna di Patrizia Fiocchetti

Recensione di Ombretta Costanzo

Mahshid, Mahtab, Mahin, Mahnaz: successione anaforica di combattenti avanguardiste ancorate a ideali di libertà e indipendenza. Mah, oltre ad essere la radice di molti nomi femminili, nella mitologia persiana, è una divinità femminile, rappresentazione della Luna, regina della notte, metafora di una condizione condivisa.

Ho affrontato con la combattente narrante pagine dure di affermazione di caparbi principi di solidarietà e collaborazione volti a concretizzare un progetto nato e cresciuto abbracciando la causa di un medio oriente lontano da qui. Può veramente un ideale fungere da forza motrice per mettere in gioco la propria vita?

Vita Da Set

Articolo di Federica D’Ignoti

Sveglia ad orari improponibili per andare in posti spesso che non hanno accesso al pubblico, in condizioni igieniche disagiate. Lavori la maggior parte delle volte per più di 10 ore, in alcuni casi anche venti.

Spesso la sera prima di andare a letto conti con le dita le ore di sonno che hai davanti a te e quando completi la mano ed arrivi a cinque, sei felice perché sai già che l’indomani ti sveglierai riposato. E poi corri, corri tutto il giorno, con l’ansia che a tutti i costi devi finire il tuo lavoro  perché, come se fosse una questione di vita o di morte,  devi rispettare gli orari e se non lo fai,  sai che sarà colpa tua e questa cosa non può accadere perché hai la responsabilità di altre circa 70 persone che hanno bisogno di te per andare avanti, oltre ad avere il peso di migliaia di euro sprecate inutilmente, hai la responsabilità che se sgarri, quella cosa non potrà più essere fatta, perché non c’è la luce, non ci sono più i permessi, quella persona poi è impegnata in un altro lavoro, non ci sono più i soldi.

Abolire il carcere

E’ davvero necessario il carcere?  Non se ne potrebbe fare a meno?

La domanda sembra più una provocazione che un punto da cui partire o su cui riflettere.

Di fronte una questione del genere, un comune cittadino arriccerebbe il naso e si befferebbe della domanda con un gesto liberatorio.

Eppure il carcere, inteso come luogo di segregazione per fini punitivi, ha una storia recente, cioè ha a che fare con la modernità giuridica. La stessa origine del nome, carcer, ovvero recinto, spiega d’altronde come le funzioni del carcere, un tempo, fossero riservate a quelle che oggi definiremo più concretamente custodia cautelare. Il reo, in poche parole, stava confinato, per un breve periodo di tempo, in attesa del giudizio o dell’esecuzione della pena.

Cento Compagni di viaggio, Mohicani edizioni

Recensione di Ombretta Costanzo

Ho intrapreso senza cintura di sicurezza un viaggio sentimentale alla riscoperta di una terra imbottita di sfumature e ombreggiature, mi sono affacciata dalla nostra Etna per osservare una narratrice in segreto onnisciente di un panorama letterario curioso e sicuro.

Il dedalo di vie palermitane funge da overture di “Cento compagni di viaggio” da cui si allarga un cono ottico via via più ampio che sembra investire il perimetro di un chiostro dai cui singoli portici si dipana una poliedrica realtà letteraria e pittoresca.

Diari di Raqqa. Vita quotidiana sotto l’Isis

Uno dei motivi per cui è stato creato Il Gruppo di Polifemo, di cui mi onoro essere tra i fondatori, è quello di raccontare delle realtà compromettenti alle quali, ad oggi, è riservato pochissimo spazio tra i vari blog, siti e blablaonline.

L’obiettivo, infatti, è fare in modo che il lettore, il nostro lettore, si senta compromesso, ovvero coinvolto ma soprattutto responsabile per aver trascurato determinate realtà, per esserne stato indifferente.

I Diari di Raqqa, edizione Mimesis, rappresentano indubbiamente una di quelle storie cui preme dare voce. Scritti da un’attivista – Samer, nient’altro che uno pseudonimo – descrivono la quotidianità a Raqqa sotto due follie che un po’ si contrastano, un po’ si sostengono, alludo all’Isis e al regime di Assad.