Il Gruppo di Polifemo

Abuso: un attacco alla mente oltre che al corpo

I recenti casi di molestie e abusi sessuali che hanno interessato il mondo hollywoodiano (e, purtroppo, non soltanto quello), nonché la bagarre che ne è seguita, mi cimentano, da donna e da psicoanalista, in una riflessione che si propone di contribuire a fare chiarezza circa i processi psicologici che entrano in gioco in siffatte situazioni.

Innanzitutto, intendo occuparmi del perché la denuncia, semmai la vittima la inoltri, arrivi di solito a distanza di tempo rispetto a quando si riferiscono i fatti di abuso.

A partire dalla mia esperienza clinica, una donna, così come un’adolescente, per quanto si trovi all’interno di una situazione protetta e scevra da giudizio qual è la relazione analitica, riesce, in genere, a recuperare (ovvero ricordare e parlare di) episodi di molestie con grande fatica e sofferenza, e solo dopo aver stabilito un rapporto di fiducia che richiede un periodo variabilmente lungo di analisi.

L’ alchimia della sala cinematografica

La gente di ogni ceto sociale si accalca nell’atrio del cinema e attende il turno dello spettacolo serale. Si aprono le porte dell’unica sala del cinematografo e bambini, donne, uomini, anziani, mignotte, papponi, intellettualoidi, sognatrici e disturbatori entrano per celebrare il rito collettivo della condivisione. Si spengono le luci e inizia lo spettacolo nello spettacolo.

I Miracoli di Abbas Khider

Baghdad, a dispetto delle origini del nome – “Città della pace” – non ha avuto, invece, un attimo di respiro. Dall’insediamento di Saddam Hussein, infatti, l’Iraq è stato teatro di una sanguinosa dittatura che ha piegato ogni tipo di opposizione. Gli edifici, le strade delle città erano gremite di manifesti e foto del dittatore, vigile sempre sulle azioni e sulle coscienze dei sudditi.

Gli oppositori non erano neppure dei rivoluzionari o chissà quale specie pericolosa di ribelli; il più delle volte erano dei comuni cittadini con inclinazioni naturali, come quella di leggere libri, per lo più di cultura occidentale.

Ora, questi divieti, puniti con il sangue, potevano rappresentare un problema, pure serio, per chi nella vita si alimentava di letture, e da queste, poi, traeva ispirazione per scrivere.

I profughi nascono anche da questi episodi.

Medellin e Favara, due realtà possibili?

Sull’argomento consumo del suolo abbiamo sentito parlare tutti, chi di competenza chi di incompetenza, con un punto di vista, a volte retorico o da proclama elettorale, ovvero: consumare il suolo è sbagliato. Ce lo dicono gli eventi naturali prima di tutto, e ce lo dice il depauperamento complessivo delle nostre città e delle nostre campagne. Come affermato dalla presidente italiana del WWF Donatella Bianchi, “contenere il consumo di suolo è fondamentale per limitare il rischio idrogeologico, garantire la resilienza dei sistemi naturali e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici. È indispensabile stabilire per legge quali siano le soglie da non superare”.

 

Appunti per un naufrgio di Davide Enia

La tragedia avvenuta il 3 ottobre del 2013 segna l’inizio di un incubo, qualcosa di enorme, che spiazza pure l’indifferenza e che neppure la lontananza regala più sogni tranquilli. Il naufragio a Lampedusa straccia quella soglia d’impermeabilità con cui siamo cresciuti, da cui, più o meno consapevolmente, ci siamo voluti proteggere.

Siamo rimasti nudi e senza giustificazioni. O, forse, così mi sono sentito io. Le immagini che il telegiornale passava mi ripugnavano, e per solo questa reazione mi sono sentito complice di un massacro. Perché la domanda è: cosa deve fare un uomo quando è davanti a una tragedia di queste dimensioni?

“La mia raccolta è differente”

 

In un caldo pomeriggio ottobrino ho avuto una piacevole e istruttiva conversazione con il dottor Danilo Pulvirenti, aka Pulviscolo Discolo – chimico e responsabile di Progetto Ambiente – sullo spinoso tema della raccolta differenziata.

Ringrazio Danilo per la passione trasmessa e per aver asfaltato dossi d’ignoranza.

Quello che segue è il frutto del nostro incontro:

“È il margine che fa la pagina” J. L. Godard – Il caso di Librino

È da questa definizione di Godard che vuole partire la riflessione su tutte le realtà al margine della nostra società, per definire quel recupero che caratterizza quartieri urbani, periferie ‘a margine’, gruppi sociali ghettizzati, oggetti in disuso; recupero inteso, quindi, nelle molteplici sfaccettature del suo significato, come sinonimo di ‘rinvenimento’ nel ritrovamento di qualcosa che era stato perduto o rubato o disperso, come la riduzione di uno svantaggio, come raccolta e riutilizzazione di qualcosa, o anche come reinserimento nella società di persone disabili o socialmente disadattate.

Siamo a Catania, a Librino, quartiere periferico, miscela di ansie e speranze, nato negli anni 70 nel tentativo di dare forma tangibile all’utopia urbanistica della città razionalista di Le Corbusier, ma ridotto in fretta ad emblema del degrado socio-economico della città.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Oggi presentiamo Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra, romanzo di Sumia Sukkar, Edizioni il Sirente, traduzione Barbara Benini.

Confesso che, prima di iniziare a leggere, ho fatto una veloce ricerca su quali fossero i sintomi della sindrome di Asperger. La quarta mi aveva suggerito questa mossa e il titolo, parallelamente, aveva dato una spinta in più. Lo scopo era innocente, ovvero infiltrarmi nella storia come qualcosa di più di un semplice lettore, come qualcuno, insomma, che interagisse meglio con una realtà così lontana dalla propria.

La “Neonata”

Nella foto Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx

Nel dicembre 2016 ha debuttato al teatro Garibaldi di Enna lo spettacolo Lingua di cane, opera del regista Giuseppe Cutino e della drammaturga Sabrina Petyx. Sullo sfondo della tragedia dell’immigrazione, sei voci urlano i loro drammi, inghiottiti dal mare, prima di scomparire nel nulla. Così come miriadi di pesci, appena nati, spariscono crudelmente nell’indistinta massa di una polpetta di “neonata”. Lingua di cane si riferisce a quel pesce, un tipo di sogliola, che si appiattisce sui fondali marini fino a rendersi invisibile.L’opera è stata pubblicata di recente dalla Glifo Edizioni di Palermo.

Luciana Mongiovì ha intervistato il regista e la drammaturga per il Gruppo di Polifemo.

Emozioni in digitale

Questo è un periodo in cui l’immagine è troppe volte svilita dalla sua immediatezza. La possibilità di essere autori d’immagini pervade tutti perché è immediata. Telefonini, macchine digitali, reflex e mirrorless; una rivoluzione che ha reso tutti potenziali autori. Oggi le possibilità sono infinite. Il digitale ha democratizzato la possibilità di creare quantità infinite d’immagini, cosicché, molte volte, la discriminante tra un lavoro “professionale” e uno “amatoriale” sembra dipendere quasi esclusivamente dalla sua definizione: hd, full hd, 4k e 5k e poi chissà dove si arriverà. È una corsa ossessiva all’immagine più nitida, che sembra non avere un punto di arrivo.