Il Gruppo di Polifemo

Catania: una città con il mare senza il mare

Immaginate una città con 9 Km di costa, due chilometri e mezzo dei quali occupati dal litorale sabbioso, altri due dei quali occupati dal porto e gli altri caratterizzati da tratti lavici di particolare pregio naturalistico che si assestano a quote comprese tra gli otto e gli undici metri. Immaginate inoltre che su questi tratti lavici dal forte pregio naturalistico sia stata inserita un’infrastruttura del peso della RFI (Rete ferroviaria italiana) che colloca in Piazza Giovanni XXIII la sua stazione passeggeri centrale. Bene, sarà facile a questo punto capire in che modo Catania si relazione al mare. Con molte difficoltà.

ZIA FAVOLA di CONO CINQUEMANI

Ventesimo secolo. Zia Favola parte sola da un piccolo peasino della provincia di Catania, San Cono. Dal porto di Palermo prende il grande stimbotto con il quale raggiunge l’America, Nuova York. Qui, c’è Michele ad aspettarla, il fidanzato.  Zia Favola appartiene alla prima generazione dei siciliani, partiti per gli stati uniti per cercare un vita migliore, una dignitosa. La fortuna non è però dietro l’angolo. Zia Favola deve attraversare un’infinità di disavventure, note a tutti coloro che emigrano per fame e per miseria.E se partire non era facile, non lo sarebbe stato neppure viaggiare. Si sa, la prima classe costa mille, le seconda cento, la terza dolore e spavento. Con Zia Favola c’erano tantissime persone, tutte ammassate, provenienti da ogni parte d’Italia, le donne, se non maritate, erano con la fotografia del promesso sposo ad attenderle nel porto di Novaiorca. Arrivare a Novaiorca, malgrado tutto, non significava nulla. Bastava un nonnulla per rientrare in Cilicia. I promessi restavano promessi e delusi perché lo Stato Mericano non avrebbe accolto dei migranti con malattie.

INERTI di BARBARA GIANGRAVE’

Acremonte è il paese immaginario dell’autrice. A leggerlo non sembra così immaginario, al contrario ricorda quei paesi che noi meridionali abbiamo confinanti, a qualche metro da casa; e questo nella migliore delle ipotesi, cioè quando non siamo costretti a viverci.

La fantasia del resto è sempre un processo d’imitazione, il fatto che Acremonte non esista, il fatto che gli Acremontani siano dei semplici cittadini che vivano senza voler complicazioni, per intenderci camurrie, il fatto che il lavoro non sia un diritto ma, se non un privilegio, uno scambio di favori, il fatto che nessuno parla, nessuna denuncia, nessuno contesta, ecco tutto questo non rende Acremonte la suburra di un Impero, ma un paese come tanti.

Adozione, un processo psichico e relazionale.

Un bambino adottato è un bambino traumatizzato nelle prime esperienze di vita e di relazione, in quanto ha subìto, inevitabilmente, gravissime carenze nell’ambiente familiare originario.

Accade, inoltre, che difficoltà nell’accudimento, abusi e violenze di varia natura, spesso si protraggono negli istituti ove viene collocato in seguito alla separazione dal nucleo familiare.