La Fenice, la prima libreria steampunk di Catania

Il contesto è elegante e silenzioso. Per certi versi non sembra neppure di stare a Catania. Nell’ora prandiale poi i rumori sfumano via e il sole continua a battere sull’asfalto adesso deserto. Le saracinesche si chiudono, infrangono per un secondo, un silenzio ancestrale.

Mi trovo in via Garibaldi, l’arteria storica della città che parallela alla via Vittorio Emanuele sbocca nella pulsante Piazza del Duomo. La libreria Fenice è discretamente in equilibrio tra il Duomo e Porta Garibaldi. In questo punto si vede stagliarsi imponente la Cattedrale di Sant’Agata, con il suo pennacchio che buca il cielo.

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Sarò io, strana questa editoria. Oggi, giornata mondiale del libro

Il 23 aprile ricorre la giornata mondiale del libro e dell’editoria. Non so davvero quanto attiri, né credo sia così particolarmente conosciuta. Questa giornata però merita un minuto per alcune riflessioni sullo stato di salute dell’editoria. Una più di tutte. Per quale motivo si pubblicano così tanti libri a fronte di uno scarso numero di lettori? Libri su libri in una produzione, oserei, bulimica.

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Sensibilizzare al rischio sismico

«il paradosso di Catania è che rinascere le è venuto meglio che nascere […], risorta dalle ceneri ma poi incapace di crescere con la stessa qualità»

Catania – I crolli in città come effetti del terremoto dell’XI grado MCS dell’11 gennaio 1693. Il particolare dalla grande carta di Anonimo, conservata alla Staatbibliothek di Berlino (da E. Guidoboni e E. Boschi, Catania, terremoti e lave, dal mondo antico alla fine del Novecento, 2001, p. 134-135).

 

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Nozioni di base di Petr Kral

Recensisco un altro “Tamizdat” di cui a questo punto vale la pena spiegare il significato o perlomeno cosa si intende: “Tamizdat” era il termine che indicava le opere occidentali (provenienti da “tam”, cioè da “là”) in circolazione clandestina tra Trieste, Gorizia e Berlino, nei deprimenti anni della Guerra Fredda.

“Viaggiare senza smettere, tra le curve, di scrivere il proprio romanzo” potrebbe essere un epitaffio oppure una sinossi ben strizzata della destrutturata enciclopedia proposta da Petr Kral, intelligenza ceca esule per questioni politiche, surrealista antisovietico che offre il titolo “Nozioni di base” Miraggi edizioni, al flusso di coscienza su cui struttura il suo lavoro.

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Nonno Albero de la libreria Libò dei ragazzi e degli errori

Una domenica di Febbraio, con la pioggia battente da Palermo, sono arrivati da Libo’ tre giovani e un kamishibai (magari di questo strumento ne parleremo in qualche altro articolo). Erano l’autrice di “Nonno Albero” e la coppia di editori. Sono venuti in libreria a presentare questa storia, tutta siciliana!

Maria Romana Tetamo è una libraia che aveva un libro nel cassetto da qualche anno e che prende forma grazie a Glifo Edizioni.

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La mafia di Giuseppe Pitrè

 

Giuseppe Pitrè, di cui oggi ricorre l’anniversario, è stato un nume tutelare indiscusso per chi frequenta le discipline demo/etno/antropologiche. La sua importanza ha valicato i confini isolani soprattutto per il lavoro speso nell’ambito del folclore regionale.

La raccolta delle tradizioni popolari siciliane, contenuta nell’imponente opera Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, rappresenta a oggi una pietra miliare per l’ampiezza di documenti e informazioni del folclore popolare.

Non c’è aspetto, tratto o caratteristica del costume siciliano su cui Pitrè non abbia indagato, fiabe, indovinelli, proverbi, leggende, canti d’amore e di protesta, giochi, motti e scongiuri, spettacoli, feste e patroni, santi e leggende, cure mediche, usi nuziali e domestici. Ha setacciato il Dna siciliano con una dovizia esasperata e compulsiva.

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Gotico Americano di William Gaddis

Snocciolo questo inizio confessando che Gotico Americano, di W. Gaddis, è sì il romanzo che avrei voluto scrivere io, magari con una veste più vernacolare, ecco, titolandolo, che so, Gotico Siciliano, o Gotico catanese.

Approcciamoci, per cominciare, allo scrittore, William Gaddis, statunitense, classe 1922. Poco letto in patria, ancora meno all’estero è, come sosteneva la Pivano, uno scrittore per scrittori. Quelle figure che avvicinano la critica e allontanano il pubblico.

I paragoni si sono sprecati tanto da tradursi spesso in leggende, o semplici fandonie, come la favoletta che Gaddis non fosse altro che il prestanome di Pynchon.

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IGNAZIO BUTTITTA: IL CANTORE DEGLI ESCLUSI

I politici Italiani ca sannu i boni frasi
chiammanu stu spittaculu ” Tiatru di vastasi”.
Vasatasi sunni chiddi ca stannu nte i palazzi e fannu a notti jornu e tutti li intrallazzi…..
Nàutri semu artisti,artisti pupulani: cu trasi si diverti,nni duna un pezzu i pani.
Rapprisintammu a vita; dicemu cosi veri:
imbrogghi chi cuminanu i ministri ai ministeri…I scannali e l’abusi contru li puvireddi ca ci paremu porci e nni scorcianu a peddi.A tassa supra a casa u daziu nta farina
nuàutri pani picca e iddi a panza china.
U Presidente joca a cummannari:
e parla l’iitalianu…
cu taci un sbagghia mai…
battemmuci li manu

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Ho scoperto di essere morto di Joao Paulo Cuenca

Ho scoperto di essere morto, scritto dal brasiliano J.P. Cuenca, Miraggi Edizioni, è un testo arrabbiato che traduce, in crescenti allucinazioni, un provocato abbrutimento intellettuale che offusca le più segrete inclinazioni. La voce guida gioca tra l’elenco di vie brasiliane e ricorrenti trip geografici, con un rigurgito verbale che palesa incontinenza e irrequieto intorpidimento.

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