La “Neonata”

Nella foto Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx

Nel dicembre 2016 ha debuttato al teatro Garibaldi di Enna lo spettacolo Lingua di cane, opera del regista Giuseppe Cutino e della drammaturga Sabrina Petyx. Sullo sfondo della tragedia dell’immigrazione, sei voci urlano i loro drammi, inghiottiti dal mare, prima di scomparire nel nulla. Così come miriadi di pesci, appena nati, spariscono crudelmente nell’indistinta massa di una polpetta di “neonata”. Lingua di cane si riferisce a quel pesce, un tipo di sogliola, che si appiattisce sui fondali marini fino a rendersi invisibile.L’opera è stata pubblicata di recente dalla Glifo Edizioni di Palermo.

Luciana Mongiovì ha intervistato il regista e la drammaturga per il Gruppo di Polifemo.

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Emozioni in digitale

Questo è un periodo in cui l’immagine è troppe volte svilita dalla sua immediatezza. La possibilità di essere autori d’immagini pervade tutti perché è immediata. Telefonini, macchine digitali, reflex e mirrorless; una rivoluzione che ha reso tutti potenziali autori. Oggi le possibilità sono infinite. Il digitale ha democratizzato la possibilità di creare quantità infinite d’immagini, cosicché, molte volte, la discriminante tra un lavoro “professionale” e uno “amatoriale” sembra dipendere quasi esclusivamente dalla sua definizione: hd, full hd, 4k e 5k e poi chissà dove si arriverà. È una corsa ossessiva all’immagine più nitida, che sembra non avere un punto di arrivo.

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Catania: una città con il mare senza il mare

Immaginate una città con 9 Km di costa, due chilometri e mezzo dei quali occupati dal litorale sabbioso, altri due dei quali occupati dal porto e gli altri caratterizzati da tratti lavici di particolare pregio naturalistico che si assestano a quote comprese tra gli otto e gli undici metri. Immaginate inoltre che su questi tratti lavici dal forte pregio naturalistico sia stata inserita un’infrastruttura del peso della RFI (Rete ferroviaria italiana) che colloca in Piazza Giovanni XXIII la sua stazione passeggeri centrale. Bene, sarà facile a questo punto capire in che modo Catania si relazione al mare. Con molte difficoltà. Continue reading

ZIA FAVOLA di CONO CINQUEMANI

Ventesimo secolo. Zia Favola parte sola da un piccolo peasino della provincia di Catania, San Cono. Dal porto di Palermo prende il grande stimbotto con il quale raggiunge l’America, Nuova York. Qui, c’è Michele ad aspettarla, il fidanzato.  Zia Favola appartiene alla prima generazione dei siciliani, partiti per gli stati uniti per cercare un vita migliore, una dignitosa. La fortuna non è però dietro l’angolo. Zia Favola deve attraversare un’infinità di disavventure, note a tutti coloro che emigrano per fame e per miseria.E se partire non era facile, non lo sarebbe stato neppure viaggiare. Si sa, la prima classe costa mille, le seconda cento, la terza dolore e spavento. Con Zia Favola c’erano tantissime persone, tutte ammassate, provenienti da ogni parte d’Italia, le donne, se non maritate, erano con la fotografia del promesso sposo ad attenderle nel porto di Novaiorca. Arrivare a Novaiorca, malgrado tutto, non significava nulla. Bastava un nonnulla per rientrare in Cilicia. I promessi restavano promessi e delusi perché lo Stato Mericano non avrebbe accolto dei migranti con malattie.

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INERTI di BARBARA GIANGRAVE’

Acremonte è il paese immaginario dell’autrice. A leggerlo non sembra così immaginario, al contrario ricorda quei paesi che noi meridionali abbiamo confinanti, a qualche metro da casa; e questo nella migliore delle ipotesi, cioè quando non siamo costretti a viverci.

La fantasia del resto è sempre un processo d’imitazione, il fatto che Acremonte non esista, il fatto che gli Acremontani siano dei semplici cittadini che vivano senza voler complicazioni, per intenderci camurrie, il fatto che il lavoro non sia un diritto ma, se non un privilegio, uno scambio di favori, il fatto che nessuno parla, nessuna denuncia, nessuno contesta, ecco tutto questo non rende Acremonte la suburra di un Impero, ma un paese come tanti.

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Adozione, un processo psichico e relazionale.

Un bambino adottato è un bambino traumatizzato nelle prime esperienze di vita e di relazione, in quanto ha subìto, inevitabilmente, gravissime carenze nell’ambiente familiare originario.

Accade, inoltre, che difficoltà nell’accudimento, abusi e violenze di varia natura, spesso si protraggono negli istituti ove viene collocato in seguito alla separazione dal nucleo familiare.

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