“La mia raccolta è differente”

 

In un caldo pomeriggio ottobrino ho avuto una piacevole e istruttiva conversazione con il dottor Danilo Pulvirenti, aka Pulviscolo Discolo – chimico e responsabile di Progetto Ambiente – sullo spinoso tema della raccolta differenziata.

Ringrazio Danilo per la passione trasmessa e per aver asfaltato dossi d’ignoranza.

Quello che segue è il frutto del nostro incontro:

La raccolta differenziata in Sicilia sembra ancora un miraggio. La situazione, secondo te, è addebitabile alla nota inciviltà dei cittadini o manca un interessamento da parte della politica?

Da un lato è vero che i cittadini siciliani non sono abituati a fare la raccolta, non esiste una vera e propria cultura, ma è anche vero che non ci sono state delle politiche serie sul tema dei rifiuti. Negli ultimi due anni, la politica si è interessata all’argomento. Correnti, di diversa estrazione, hanno iniziato a credere nella raccolta differenziata e questo anche perché i costi si sono fatti troppo elevati e buttare tutto in discarica ha un costo per il Comune non indifferente. Rispettando, quindi, il ciclo della raccolta differenziata possiamo ottenere sia un notevole risparmio che una vita migliore.

Cosa significa, allora, parlare di raccolta differenziata?

All’interno della stessa raccolta occorre fare un’importante distinzione. Esiste la frazione organica che va direttamente all’impianto di compostaggio e la frazione secca che invece entra nel circuito Conai (Consorzio nazionale imballaggi costituito nel 1997 per raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio, n.d.r.). Fermiamoci, ora, su quest’ultimo punto e cominciamo a fare chiarezza perché i cittadini dovrebbero conoscere queste cose. Il sistema funziona nel seguente modo: il produttore di un imballaggio, una bottiglia di vetro ad esempio, paga un contributo al Conai il quale, successivamente, si prodigherà a restituire al comune (è quest’ultimo, infatti, l’unico responsabile della gestione della raccolta differenziata) per il disbrigo della raccolta. I materiali così raccolti – vetro, plastica, carta, alluminio, legno – saranno trasformati dai consorzi e immessi nuovamente nel mercato.

Quindi, in breve, è il Conai che provvede alla raccolta della frazione secca?

Esattamente, attraverso una convenzione con i Comuni. Il Conai – ed è bene saperlo – ha una grandissima importanza nel processo di recupero e riciclo, giacché assolve il compito di far finire sempre meno roba nelle discariche. Grazie al processo di riciclo, infatti, si eviterà l’estrazione di materie prime dalla natura che già si stanno esaurendo.

Per quale motivo i cittadini dovrebbero sapere del contributo che le aziende pagano al Conai?

Perché un meccanismo di raccolta che funzioni bene deve prevedere delle premialità, non solo delle penalità. Meglio si farà la raccolta differenziata, più si farà risparmiare il comune e, di conseguenza, il cittadino vedrà ridotte le tasse.

Ci fai un esempio?

Certo, una tonnellata di alluminio in discarica ha un costo per il comune pari a 95 euro/t., senza considerare le tasse. Se la stessa quantità la prende in carico il Cial (consorzio italiano per l’alluminio n.d.r.) il comune, invece, risparmierà quei 95 euro, e quella quantità di alluminio, una volta riciclata, sarà ridistribuita ai cittadini. Ad Augusta, per esempio, limitando i conferimenti in discarica, siamo riusciti a diminuire la tassa sui rifiuti.

Quando il comune pratica una buona raccolta differenziata significa che non finisce nulla in discarica?

Quando si dice che un comune arriva al 70% di differenziata, significa che in discarica finisce il 30% di spazzatura. Io, con Rifiuti Zero, non faccio che promuovere, per prima cosa, delle politiche finalizzate alla riduzione dei rifiuti, quindi compostaggio domestico, incentivi di acquisti alla spina (vendita di prodotti alimentari senza imballaggi n.d.r.), sgravi fiscali alle aziende per il ripristino del vuoto a rendere. Politiche, ancora, che promuovano il riutilizzo di tutto ciò che è possibile riutilizzare, quindi un tavolo che può essere riutilizzato non dovrebbe finire né in discarica né in riciclo, ma in un centro di riuso.

Esistono centri di riuso in Sicilia?

A Catania ne è stato realizzato uno. E’ piccolo e viene gestito anche da Mani Tese. In questi centri si valuta se, ad esempio, un cellulare, un orologio, un computer, possono essere riutilizzati piuttosto che riciclati. Riutilizzo e riciclo sono, infatti, due attività differenti. Nel riutilizzo, a differenza del riciclo, si utilizza la stessa materia senza trasformarla, quindi c’è il guadagno di quell’energia eventualmente spesa nella trasformazione. Pensiamo al vetro! Quando si provvede al riciclo, bisogna prima fonderlo per fare una nuova bottiglia.

Hai fin qui spiegato la frazione secca; per quanto riguarda, invece, quella organica?

Ecco, per la frazione organica dobbiamo fare un altro discorso. Prima di tutto, l’umido rappresenta il 30% del totale della spazzatura, a differenza della frazione secca che è all’incirca il 40%. La sostanziale differenza però sta nel fatto che mentre nella frazione secca, grazie all’opera di recupero e riciclo del Conai, il comune risparmia, per la frazione organica, invece, deve pagare la tassa, inferiore, sì, a quella della frazione secca, ma non altrimenti evitabile. Il fatto è che l’umido deve necessariamente essere conferito in un impianto di compostaggio e mai nella discarica perché è qui che si forma il percolato, quelle bombe ecologiche che troviamo disseminate in diversi comuni siciliani.

Quindi, l’organico non ha altra sorte?

No, può essere solo compostato. Ci sono, tuttavia, due tipi di compostaggio, aerobico e anaerobico. Nel primo caso, l’umido viene ammassato in un capannone e miscelato con sfalci potature. Lì dentro si attiverà quel processo che porterà gradualmente ad asciugare l’acqua – si chiama umido perché sono composti per l’80% d’acqua – una parte, infatti, evaporerà, un’altra, invece, digraderà formando l’acqua di processo. Quest’acqua (di processo) sarà riutilizzata all’interno dell’impianto per mantenere l’umidità del capannone. Finito questo processo, dopo un paio di mesi, della massa organica resta il compost, un terriccio fertile che potrà essere restituito alle campagne per ricreare nuovamente sostanze organiche.

Parlavi anche di compostaggio anaerobico?

 Sì, anaerobico perché in assenza di ossigeno. La massa organica è sistemata dentro dei silos. Qui si produce gas metano che potrebbe essere utilizzato, per fare un esempio, negli autobus di un determinato comune.

E in Sicilia?

In Sicilia mancano sia gli impianti aerobici che anaerobici.

Dove finisce allora l’organico a Catania?

Nella discarica, purtroppo.

Si parla spesso di termovalorizzatori come unica alternativa possibile alla discarica, cosa pensi?

Fortunatamente in Sicilia non ne abbiamo. Si pensa, sbagliando, che bruciando tutto si possa risolvere il problema dei rifiuti. Non è vero. E questo per due ragioni: da un punto di vista energetico, l’energia che si usa nell’azionare il termovalorizzatore è maggiore di quella che si ambisce a ricavare; da un punto di vista ambientale, perché delle cento cose bruciate, un quarto sono ceneri che si sono dimostrate molto più pericolose di quel rifiuto che si voleva eliminare. Ormai in Europa i termovalorizzatori sono banditi. L’unica politica sana è quella di ottimizzare la raccolta differenziata.

Ti sentiresti, per concludere, di consigliare un libro per il GdP?

 Non Bruciamo il futuro (Edizioni Garzanti) di Rossano Ercolini.

 

 

 

 

About Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.

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