Recupero, un cinema in agonia

Mentre scrivo questa introduzione conosco poco della storia del Recupero. E’ il cinema di Catania, sito nel quartiere di Picanello, via Duca Degli Abruzzi, dove ho visto film insoliti e di qualità rispetto alla programmazione omologata dei cinema etnei. E non si direbbe per via della condizione fatiscente in cui questa struttura versa.

Il Recupero ha l’aspetto di un cinema abbandonato, chiuso per molti anni e riaperto da qualche giorno. Già, dalla facciata ci si rende conto che questo luogo, pur chiamandosi multisala, non ha niente a che fare con quei posti con sale digitali iper tecnologiche dalle immagini ultra nitide e impianti surround ad allineamento laser che odorano di pop corn e coca cola.

La scritta al neon “CINE” fulminata, le vetrate rotte e sudicie e i colori sbiaditi della facciata ci proiettano in un’altra dimensione; in un cinema d’altri tempi, fatto di ricordi ricoperti da una coltre fitta e spessa di polvere. Tutto lascia presagire che il cinema si stia preparando a chiudere per sempre i suoi battenti, per dare posto a un supermercato, una farmacia, un negozio cinese, un autosalone o chissà che altro anc

Queste sono le impressioni che ho avuto da semplice spettatore, ma provo a capire se queste sensazioni corrispondano alla realtà dei fatti ed il modo migliore per farlo è quello di intervistare i suoi gestori.

Questi sono una coppia dall’età indefinita che sembra uscita da un film di Kaurismaki, quelle pellicole in cui i protagonisti sono spesso antieroi che si ostinano, contro ogni avversità, a compiere la loro piccola battaglia quotidiana per migliorare la propria condizione esistenziale. Solitamente poi nei film del regista finlandese c’è sempre il risvolto fiabesco, il momento di solidarietà che porta all’ “happy ending”, qui però siamo in Sicilia, a Catania e per lo più non dentro un film.

La prima volta che mi decido di intercettare i gestori del multisala Recupero è un pomeriggio di Gennaio e il film in cartellone è il documentario cinese “Alla ricerca di Van Gogh”.

Arrivo alle 18.15, ma le saracinesche abbassate del cinema non lasciano presagire nulla di buono. Vado nella farmacia dirimpetto e una signora bionda, sulla cinquantina, mi regala pochi minuti di speranza rassicurandomi sull’apertura regolare del cinema nelle ultime settimane. Nel frattempo noto nel piano mezzano del cinema delle luci accese come se qualcuno fosse lì dentro e spero fino  alle 18.30. Tuttavia le saracinesche rimangono così come le avevo trovate.

Decido di ritornare un altro pomeriggio quando proiettano il documentario “My Generation” con Michael Caine previa telefonata, questa volta, per evitare un altro viaggio a vuoto.
Spettatori paganti: UNO.

Si spengono le luci e inizia il racconto della Londra anni 60 e la sua cultura pop che sfida l’establishment e ridisegna la storia recente della capitale occidentale.
Vado via fissando un appuntamento con il gestore e proprietario del cinema, il signor Roberto Trovato, un uomo mingherlino dall’aspetto trasandato che già da un primo contatto sembra che abbia tanto da dirmi sul suo cinema e sul mondo della distribuzione nelle sale cinematografiche.

Roberto Trovato mi accoglie nell’atrio della sala con la sua fedele moglie in un tiepido pomeriggio di febbraio ed è un fiume in piena. Fa tutto lui. Parla del passato, della situazione difficile in cui il cinema versa e della concorrenza “sleale” con le altre sale della città.

Il mercato è nelle mani delle grandi case di distribuzione che ormai controllano tutta la filiera che porta alla visione del film. Da quando i distributori sono diventati i padroni delle multisale fanno da soli il bello e il cattivo tempo. Loro decidono quali film devono uscire e in che cinema proiettarlo e noi da indipendenti possiamo solo stare a guardare. A decidere che film proiettare nelle sale della città è poi la la Jolly Cinematografica società di noleggio e distribuzione che ad oggi gestisce anche il cinema Alfieri.”

Pensavo che la scelta di quei film fosse una selezione accurata del gestore, per dare spazio a un cinema che difficilmente si può vedere nelle sale della città e invece scopro che Roberto Trovato ambisce a dei film che possano fare cassa e che quello che proietta è solo ciò che le altre sale non vogliono.

Dopo Roberto mi racconta un po’ di se stesso:

“Io sono uno degli ultimi proprietari/gestori di un cinema a Catania e vengo da un’esperienza pluriennale dentro le sale della città. Sono un artigiano del cinema perché quando si doveva ristrutturare una sala io mi occupavo dei metodi di costruzione più efficaci per rendere la sala acusticamente impeccabile e strutturalmente idonea per godere al meglio della visione del film. Anche quando nel 2000 ho riaperto questo cinema, l’ingegnere che ne ha curato il restauro ha disegnato il progetto tenendo conto dei miei consigli”.

Roberto così mi porta nella sala adiacente a quella dove in quel momento si stava svolgendo una proiezione e mi mostra il suo sistema di coibentazione.

Vedi, nonostante le sale siano contigue, pur avvicinandosi alla parete confinante, non è possibile sentire nessun rumore perché ho fatto creare un isolamento acustico facendo riempire le pareti di sabbia”.

Dopo ci accomodiamo nelle poltroncine all’ingresso del cinema e divaghiamo con Roberto e sua moglie sulla crisi della sala cinematografica.

È vero che a contribuire alla crisi della sala siano stati l’avvento del televisore e del VHS, ma ciò che ha provocato drasticamente la chiusura di molte sale in Italia è da attribuire soprattutto all’incendio del cinema Statuto di Torino nel 1983, quando per le esalazioni di ossido di carbonio e acido cianidrico prodotte dalla combustione del poliuretano espanso delle poltrone, dal rivestimento plastico delle lampade e dai tendaggi alle pareti (ndr) persero la vita 64 persone. Da quel momento la normativa in termini di sicurezza contro gli incendi nei locali pubblici divenne molto più stringente, tant’è che non un solo cinema si trovò a rispettare la nuova legge e questo, per via degli elevati costi di adeguamento, provocò la chiusura immediata di molte sale cinematografiche”.

La moglie poi aggiunge:
In quel momento proiettavano un film che in Italia ha portato davvero sfortuna “La Capra” di Francis Veber con Gérard Depardieu. Qualche anno prima infatti, a Napoli, durante la proiezione dello stesso film, persero la vita due persone schiacciate dalla folla per via della psicosi da sisma provocata dal recente terremoto dell’Irpinia”.

Il signor Roberto poi aggiunge:

E poi c’è stato l’avvento dei multisala che ha ha provocato la chiusura di tanti cinema monosala”.

Cerco con difficoltà di dimettermi dalla conversazione con la promessa di rivederci un’altra volta per approfondire gli argomenti dibattuti in quel primo incontro, ma prima voglio indagare sulle intenzioni future dei gestori del cinema Recupero.

Il cinema era stato concepito per avere cinque sale, ma per ora ne funzionano solo due. Al piano di sopra ci sta una sala di 1500 posti che per ora è inagibile perché per la sfruttiamo come deposito, ma io, considerata la situazione dello strapotere dei pochi distributori/ gestori, qui in questo spazio non ci vedo nessun futuro con il cinema, semmai la mia intenzione è fare il cabaret. Si, il cabaret potrebbe funzionare! Alcune sale come l’Odeon si stanno attrezzando per questa soluzione e forse è una strada percorribile per tenere in vita questa struttura

Lascio un po’ confuso i due gestori, con la promessa che li avrei chiamati per fissare un nuovo appuntamento, ma da qualche giorno, cercando nella programmazione del cinema Recupero, leggo sempre la seguente dicitura:

Gli orari del film che stavi cercando non sono più disponibili. Cerca nella colonna qui a destra tra l’elenco dei film a oggi ancora disponibili nella tua città.

Forse i due proprietari si stanno prendendo una pausa di riflessione nell’attesa che arrivino periodi migliori oppure dopo una lenta agonia e un ultimo respiro di bei film il Recupero sembra avere smesso di respirare o infine il signori Trovato stanno lavorando alla nuova e fiammante sala cabaret Recupero, con servizio bevande alcoliche e artisti d’avanguardia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *