Sconcerto al festival di Taormina. Parte II

Intanto sul palco, l’eccitazione della folla veniva placata dai due buttafuori, che dopo avere accerchiato Ronald Green, lo scortavano verso il parodo a ovest del teatro e poi dentro un’auto di lusso fino al San Domenico Palace.
Carlo Martelli che poco prima aveva cercato di fermare la Brocca, prese subito le redini del festival: Buonasera spettatori del Tao film fest, purtroppo c’è stato un problema con la nostra general manager che ha accusato un piccolo malore. Niente di grave! ma non può proseguire lo spettacolo…Quindi anticipiamo i tempi e proiettiamo il film in programma questa sera “Picnic at Hanging Rock”. Questo film, che ha reso noto in tutto il mondo Peter Weir e il cinema australiano, torna a Taormina dopo 42 anni. Venne proiettato in anteprima europea in questo stesso luogo e fu premiato con il Gran Prix. Buona visione.

Scena di apertura e titoli di testa.
Un’immagine fissa raffigura una foresta di alberi di eucalipto avvolta in un impenetrabile manto di nebbia. Silenziosamente la nebbia scende verso valle, oscurando gli alberi e rivelando le scarpate frastagliate dei pinnacoli di Hanging Rock, come se la gigantesca massa di roccia vulcanica, librandosi nello spazio, si trovasse sospesa in un regno senza tempo. Poi una dissolvenza incrociata ci porta in un altro luogo; un campo incolto nei pressi del collegio di Appleyard. Il suono della natura è qui interrotto da una voce femminile:

What we see
and what we seem
are but a dream…
a dream within a dream.

Biagio Costa si trovava già nei pressi dello svincolo di Catenanuova, sull’autostrada Pa-Ct. Il navigatore della sua Audi A4 diceva che mancava poco più di un’ora alla sua destinazione finale: Ma perché non risponde? Adesso il telefono non dà segni di vita…Non ci pensa al fatto che io possa preoccuparmi? Non la riconosco più. È cambiata. Non è la Lucia che ho conosciuto sette anni fa.

Un primo piano sul volto di Miranda, una delle collegiali protagoniste del film, che si risveglia dal sogno ed è quello il momento in cui la star delle soap opera Brian Morris, indignata, decide di lasciare il teatro per dirigersi verso il San Domenico Palace, dove tra non molto sarebbe iniziata la festa di chiusura del festival. Non gli importava nulla di quanto era successo alla Brocca.

Brian era troppo deluso dal comportamento degli organizzatori: Chiudere il festival così, senza nemmeno rispettare il programma… È da folli! Questa è l’ultima volta che metto piede a Taormina. Questi italiani sono sempre approssimativi…Da noi una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. E io che mi ero preparato un bel discorso, dove avrei annunciato pubblicamente la mia intenzione di dirigere il mio primo film. Mi sono sentito mancato di rispetto. Ma per chi mi hanno preso? Ne parlerò con il mio agente.

Mentre scorrevano le immagini del film, il cinefilo Licitra si avvicinò a Marisa Milano per riferire sulla scomparsa della Brocca: Non riescono a trovarla. Pare che l’ultima volta sia stata avvistata nei pressi della villa comunale, da dei turisti tedeschi, che l’hanno descritta come una pazza seminuda che imprecava contro qualcuno. Una donna straniera. Poi è scomparsa e fino a ora nessuna notizia. Stanno setacciando tutto il paese. La dott.ssa Milano era rimasta basita da quanto era accaduto. Lei, che possedeva sempre una verità per tutto e tutti, adesso non sapeva più che tipo di articolo avrebbe potuto scrivere l’indomani.

Biagio Costa varcava porta Messina per perdersi nella bolgia festante del corso Umberto. Intravide di spalle una donna riccia che passeggiava con uno sconosciuto. La inseguì. Lucia, Lucia! Si può sapere che cosa è successo? La donna non rispose alla sua chiamata. Lucia sono Biagio. Lucia! Non fare finta di non sentirmi. Poco dopo, con un po’ di sollievo, concluse che era solo una riccia che assomigliava vagamente alla sua futura consorte. Gli parve di vedere Lucia altre quattro volte, poi si rassegnò, sostò in un bar del corso e affogò la sua tristezza nell’alcol.

Brian Morris accomodatosi in una delle poltroncine allestite nel chiostro grande dell’ex convento, osservava, attraverso il suo bicchiere di whisky, le immagini rifratte degli invitati. Ricambiò il saluto di alcuni sconosciuti, sperando che nessuno si avvicinasse con l’intento di parlargli. Era di cattivo umore: Questo luogo mi da tristezza, tutti ti salutano, fanni gli amici con te. Ma chi vi conosce? Cosa sapete di me? Guarda quel signore di fronte che si agita come un cavallo per parlare. Ma non potrebbe stare un po’ più composto? Stupidi divoratori di pasta. Bla, bla, bla. Qui tutti fanno solo bla, bla, bla e poi il nulla. Nessuno che si sia interessato veramente a quello che vorrei fare. Si bevve l’ultimo sorso di whisky.

Ho fatto più di seimila puntate di telenovela in venticinque anni. Tutte uguali. Sempre la stessa cosa. Eppure mi conoscono in ogni angolo del mondo. Anche qui, ma per cosa poi? Sono stanco. Voglio fare altro. Magari torno a fare musica e pubblico un album da solista oppure continuo con il mio progetto di dirigere dei film. Se c’è una cosa utile che ho imparato in seimila puntate è la velocità nella produzione…Adesso potrei provare a realizzare film in pochissimo tempo. Appena torno a casa mi metto al lavoro per un thriller erotico, giusto per esercitarmi, per fare un successo commerciale e poi il mio film più importante, quello per cui tutti mi ricorderanno, una storia impegnata che parla del commercio di esseri umani. Sulla tratta dei bambini su internet. Un film di denuncia. Ah si! Ho già tutto nella mia testa. Comunque questo festival è uno schifo.

La folla del corso si era diradata poco a poco e ormai non rimanevano che pochi passanti. Biagio ordinava l’ennesima grappa e meditava se tornare nel suo paese: Ho bevuto un po’ troppo. Magari mi riposo un po’ in autogrill e poi torno a casa oppure ordino l’ultimo bicchiere. Solo l’ultimo. Aspetta, ma quello mi pare di conoscerlo. Sembra Giuseppe Di Maria, il regista di quel brutto corto dove ha recitato Lucia. Sì è proprio lui, ma non posso farmi vedere in queste condizioni. Sarei poco credibile. No, devo andarci. È la mia ultima possibilità. Lui forse mi sa dire dove si trova Lucia. Pagò di fretta il conto alla cassa e inseguì Di Maria.

Ehi tu! Ferma! Biagio barcollava un po’, ma riuscì a raggiungere comunque il regista.
Sei Giuseppe di Maria?
Sì sono io e tu chi sei? Come mi conosci? Hai visto per caso la presentazione del mio corto?
No. Sono il fidanzato di Lucia, l’attrice del tuo film.
Ah forse adesso mi ricordo…Ci siamo visti un giorno a Caltanissetta, quando accompagnasti Lucia…
Esatto, mi chiamo Biagio. Sai per caso dove si trova Lucia? Avevamo un appuntamento presso porta Messina, ma sono arrivato in ritardo e adesso ha il telefono irraggiungibile. Non riesco a rintracciarla.

Biagio più che parlare biascicava e Giuseppe lo aveva notato.

L’ho vista al teatro, poi hanno interrotto il festival prima del previsto e mi ha detto…
Ti ha detto?
Che era riuscita a ottenere un invito per la festa di chiusura al San Domenico Palace.

Lucia Aleo era uno splendore. Indossava un lungo vestito nero plissettato con spacco sul lato destro,  schiena scoperta e cascata morbida sul seno. Era in compagnia del caro amico Calogero Licitra che stringeva le mani di tutti quelli che si trovava di fronte.

Poco dopo il loro arrivo ebbe inizio uno spettacolo di artisti del fuoco. Tutti gli invitati accerchiarono due donne che danzavano componendo coreografie con strumenti infuocati e tra di loro, un uomo a torso nudo che sputava fuoco a ogni loro piroetta.

Le fiamme dei giocolieri illuminavano il volto e le forme sinuose di Lucia, esaltandone la sua bellezza. Di fronte a lei Brian Morris ritrovava la sua consueta serenità. Dimenticò ogni seccatura e fissò di continuo lo sguardo penetrante dell’attrice. Lei gli sorrise con grazia e il bel Brian ricambiò con un sorriso pieno di gioia.

Lei non può entrare, capisco che c’è una persona che conosce, ma noi non siamo autorizzati. La provi a chiamare. Mi dispiace.
Non riesco a rintracciarla, ha il telefono spento. Ero preoccupato e mi sono fatto due ore di strada per capire se tutto andasse bene. L’ho cercata per ore e adesso ho saputo che si trova qui al San Domenico Palace. Vi sto parlando della mia futura moglie, colei che sposerò in ottobre. Ve lo chiedo per favore, capisco il vostro ruolo, ma vi sto chiedendo un aiuto.
Guardi, facciamo che l’accompagno io, cerchiamo la sua compagna, ma poi deve uscire con me. Non è tra la lista degli invitati e sto solo chiudendo un occhio, perché me l’ha chiesto con gentilezza. Il buttafuori che prima aveva scortato Mr Green non era poi così intransigente, capiva la situazione di Biagio e, vedendolo malconcio, cercò di venirgli incontro.

 Un’orchestra al centro del chiostro interpretava una vecchia canzone italiana:

La festa appena cominciata
È già finita
Il cielo non è più con noi
Il nostro amore era l’invidia di chi è solo
Era il mio orgoglio la tua allegria

Brian Morris e Lucia Aleo danzavano stretti, l’uno avvinghiato nelle braccia dell’altro. Brian appoggiò il mento sulla spalla sinistra di Lucia inebriandosi del suo profumo. Poi premette un po’ troppo e sentì il seno di lei schiacciarsi sul suo torace. Entrambi risero per l’inconveniente e fu proprio in quel momento che li vide Biagio Costa.

È stato tanto grande e ormai
Non sa morire
Per questo canto e canto te
La solitudine che tu mi hai regalato
Io la coltivo come un fiore

Biagio portò le mani davanti agli occhi per non vedere. Tirò un sospiro, aprì lentamente le falangi e vide ancora quei due ballare ignari di tutto.

Chissà se finirà
Se un nuovo sogno la mia mano prenderà
Se a un’altra io dirò
Le cose che dicevo a te

Un sentimento di collera lo pervase fino a ottenebrare per intero la sua mente, così in un momento di distrazione del buttafuori si dileguò e subito dopo si scagliò con irruenza su Mr Morris prendendolo a pugni.

Ma oggi devo dire che
Ti voglio bene
Per questo canto e canto te
È stato tanto grande e ormai non sa morire
Per questo canto e canto te

Basta Biagio, basta! Lascialo stare. Gridò con disperazione Lucia. Stavamo solo ballando.
Stai zitta Lucia! Ci potevate pensare prima. Ribatté il fidanzato. L’orchestra interruppe il pezzo musicale, gli invitati della festa guidati da Calogero cercarono di fermare l’iracondo Biagio Costa. Lucia iniziò a piangere, scappò via dall’hotel e si diresse verso la piazza San Domenico di Guzman. Nel frattempo Il buttafuori riuscì ad afferrare Biagio, lasciando Brian dolente e malconcio sul pavimento e lo scagliò con veemenza fuori dall’ex convento:

Brutto imbecille. Per colpa tua sarò licenziato. E io che ti volevo aiutare…Vai via! Sparisci dalla mia vista altrimenti ti rovino.

È quasi giorno. Le strade di Taormina sono deserte. Si sente solo il muggito di un vento insistente e il tacchettìo delle scarpe di Lucia che taglia tutta piazzetta, adibita a parcheggio di autovetture, fino alla ringhiera che sporge su Via Roma, dove lentamente un anziano signore risale la strada. Lucia osserva la Chiesa Di Sant’Agata, poi accenna un principio di pianto che soffoca rapidamente quando sente arrivare Biagio che si dirige nella parte sud della piazza, lasciando alla sua sinistra e di spalle la futura consorte. Si siede su una panchina che guarda verso l’Etna. Lucia si gira e lentamente lo raggiunge. Lui è sperduto, piange come un bambino, chiude gli occhi e si asciuga le lacrime. Lucia veglia su di lui e con un fare incerto poggia la sua mano sulla nuca di Biagio, accarezzandolo con compassione. Poi in un campo lungo si vede la coppia di spalle, di sfondo il vulcano a sinistra e un palazzo prospiciente la piazza a destra, che taglia perfettamente in due parti uguali l’inquadratura.

Inquadratura finale del film “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, 1960

FINE

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