Sicilia esoterica di Marinella Fiume

 

Il singolare fascino di cui è intrisa questa inconsueta guida dal titolo “Sicilia Esoterica”, edita da Newton Compton Editori, è infuso con estrema cura di dettagli da Marinella Fiume che ricama storia, scienza, miti, superstizioni, leggende e tradizioni della nostra ostinata terra per determinare crescita spirituale e culturale.

“Le tradizioni e la storia più nascosta della nostra terra aiutano la sopravvivenza di noi siciliani”.

Scelgo l’indagine geologica del capitolo “Terremoti, maremoti e isole effimere: il mito di Colapesce” per raccontare il turbamento che implica immaginare un’isola alla deriva accostata per similitudine a Ferdinandea del regno delle due Sicilie, nota nelle odierne cartografie come “Banco di Graham”.

E’ quell’isoletta comparsa all’improvviso e scomparsa definitivamente sotto le onde, rappresentativa di un subdolo pericolo, da sempre e per sempre potenziale causa di tsunami o disastrosi terremoti; ricorda Atlandide o assurge a metafora di un’intera condizione insulare di una Sicilia morta e rinata nei secoli dei secoli.

La scrittrice analizza, con sensibilità e premura, i volti di una poliedrica terra, dal vertice del noto fino alle curiosità più endogene e, senza pregiudizi, affronta un viaggio che possa riportare alla luce i più affascinanti misteri relegati nei sotterranei nonché interpretare, con più chiavi di lettura, i miti più o meno emersi. Le sue ricerche rapiscono la mente poiché inconsuete, talvolta scevre da echi scientifici ma rigorosamente impregnate di essenza esoterica, il cui significato non è né ovvio né assoluto ma contribuisce a scarnificare dal corpo un’anima siciliana in cui tutte le soluzioni apparentemente definitive, sono via via messe in discussione.

Ce n’è abbastanza per capire l’instabilità, l’insicurezza, il senso della morte, il rapporto col magico, la visionarietà dei suoi abitanti, che si traducono in pagine d’ispirata bellezza nei suoi scrittori più grandi”

Queste righe sembrano una brevissima sinossi che, con un attento esame, rimanda inoltre ad un innesto tra tradizione colta e popolare sulle orme di nomi altisonanti come Luigi Capuana, Tomasi di Lampedusa, Raniero Alliata e altri esponenti di un’alta borghesia che ci restituisce passione con argomentazioni meno canoniche, come sedute spiritiche, sguardi a fenomeni paranormali e studi che traggono linfa dall’occultismo.

La forza della sicilianità si alimenta di prospettive eterogenee rilasciate da patrimonio genetico e storico, le cui convenzioni sono incondizionatamente convertite in possibili alternative inedite, volte ad accrescere ed illuminare un sapere collettivo affinché non resti ancorato ad immobilismo interpretativo.

Marinella Fiume offre una rilettura in chiave leggendaria di fatti storici, servendosi di ricerche che concedono pause dall’indottrinamento, per considerare una rassegna culturale intrigante e variopinta: emblematico il caso di Sant’Agata accostata ad Iside (per citare un esempio).

Tra gli avvalorati sentieri transitabili, intraprende una disamina di tutte le vicende geologiche e mitiche del vulcano più discusso e amato della storia: Etna o Gebel, nome denso di suggestione a cui si aggrovigliano, in parallelo agli studi dell’“Empedocle reincarnato” identificato col grande studioso Antonio Nicoloso, i più intriganti portenti epici come il Santo Graal o la perdita della pantofola della regina Elisabetta.

“…perché l’Etna è un catasto magico, un patrimonio di archetipi, miti e leggende stratificato nei secoli, su cui si fondano l’immagine simbolica e l’immaginario collettivo dei siciliani”

Con elegante apertura alare la scrittrice ricorda D’Arrigo “l’uomo uccello che visse e morì all’unisono con la natura amata come una Grande Madre”, con cui immagina di perlustrare dal cielo siculo (scansando rettili demoniaci) la costellazione di meraviglie scolpite in terra come le punte dei megaliti dell’Argimusco, eletti capolavori della cultura medico-astrale e decodificati come simboli alchemici di una millenaria tradizione; il volo continua sopra le cime dell’albero più grande del mondo “Il castagno dei cento cavalli”, straordinario miracolo della natura che si erge a colonna portante del cielo e costituisce un famoso tesoro nascosto accudito da fate, folletti e gnomi che ne danno incanto.

Dal soffitto celeste approdiamo agli abissi per scorgere un’altra colonna indispensabile: Nicolò Pesce o più noto Colapesce, tutt’ora ci chiediamo da cosa derivi la sua storia, benché le più vispe curiosità si affidino agli studi di Pitrè, non sarà tuttavia possibile appagare capricci di sapere.

Mi irretisce pensare a un uomo che sorregge, nel silenzio degli abissi sottostanti al tormentato suolo messinese (fortunatamente protetto dai giganti Mata e Grifone), la punta di Capo Peloro finché ne avrà forza o forse voglia, e mi distrae Sciascia che vede l’eroe leggendario come metafora dell’orgoglio siciliano.

Colapesce sostenne insistentemente la presenza del fuoco nei fondali, lo stesso elemento che i geologi trovano alle “porte dell’inferno”: un’antica leggenda dell’Egitto narra che i crateri dei vulcani ne rappresentassero l’atrio.

Dunque siamo disposti ad accettare persino l’”egittocentrismo” per rispondere a un’esigenza di quella latente volontà di riscoprire motivazioni originarie tramite simbologia da esso proposta, per creare un ponte labile tra antico Egitto e Sicilia pre cristiana: è il caso dell’obelisco che si erge in piazza Duomo a Catania, decorato con figure di stile egizio e geroglifici che non costituiscono una scrittura di senso compiuto, ne derivano anche qui varie ipotesi difficilmente accreditate.

Resterebbe anche il dubbio su come siano realmente arrivati i coccodrilli dal Nilo ai nostri fiumi!

Marinella Fiume ci trasporta di fronte agli androni di castelli e dimore nobiliari della Capitale borbonica nel periodo della Belle Epoque, infestati da fantasmi e demoni che ne impedirono compravendite malgrado l’enorme pregio artistico:

“la migliore aristocrazia palermitana tra otto e novecento non sfuggiva al fascino del tavolino a tre gambe, mentre assai diffusi e convinti erano i suoi interessi esoterici, divenuti una moda”

Sicilia Esoterica è una splendida guida talmente ricca di studi e ricerche così pregne di dedizione culturale che meriterebbe un’infinita disquisizione. E’ un prezioso supporto letterario da custodire in libreria e sfoderare nei momenti di morbosità sicula e pretesa di argomentazioni.

Ed è soprattutto un’ascesa verso l’ignoto ormai assolto da indisturbate esplorazioni degli infiniti ed indissolubili legami tra realtà e immaginario. Alla fine dei capitoli siamo eletti pellegrini che, con strumenti sperimentali, riescono ad osservare dentro e fuori, avanti e indietro, per non perdere significati, echi, emozioni, immagini e parole di fenomeni culturali che in Sicilia si sono stratificati e immortalano, con fare intermittente, sprazzi di paradiso e incavi di inferno.

Consiglio qualche ora di lettura con degustazioni di sfinci, petrafennula, cuddureddi e nucatuli eseguiti e offerti del “pistor dulciarius”, per curare sentimento popolare e mantenere viva una millenaria tradizione che esporta magnificenza siciliana nel mondo.

Informazioni su Ombretta Costanzo

Ombretta Costanzo si occupa di marketing operativo, ha una formazione universitaria umanistica con una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo editing. Gestisce da otto anni l' ufficio stampa di un centro commerciale impegnandosi nella stesura e veicolazione di comunicati stampa in testate giornalistiche locali, nonché redazione di articoli ed elaborazione di redazionali. Collabora con il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”.
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