Giovanni Verga e l’illusione (o la disillusione) della realtà

 

“L’onorevole Scipioni” sarebbe stato un compendio di dominio e ingegno innestati in assoluta autonomia su un progetto di auto esaltazione, frutto di una considerazione negata dal pregiudizio sociale attento alla sua nascita illegale; altresì un uomo di legge nato fuori da principi legittimi. E’ un archetipo dell’uomo politico inserito in qualche corrente attualizzata a posteriori;

“L’uomo di lusso” invece si accomoda sull’alloggio spigoloso dell’ambizione socio culturale, ingloberebbe, a quanto pare, il sogno dell’artista raffinato scosso da cupidigia e immodestia che lo distraggono dalle controversie terrene sulle quali annega con sofferente consapevolezza.

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L’inganno di Vincenzo Consolo

 

Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha róso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. […] Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.
Lia che m’ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell’inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l’ossa, limaccia che m’invischiò nelle sue spire, lingua che m’attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell’alma mia, liquame nero, pece dov’affogai, ahi!, per mia dannazione. […] Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?

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