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Arte incontra Paolo Guarrera

articolo di Sebastiano Grasso

La chiave di lettura che ci aiuterà a interpretare il mondo dell’artista che mi appresto a presentare gravita attorno ad un sostantivo, usato spesso in queste circostanze, «silenzio»; una condizione dello spazio, uno stato mentale, non un riparo ai profughi del caos, né una spiaggia dell’oblio, bensì un laboratorio, un osservatorio dei peccati, delle difficoltà, delle speranze, dei piaceri. Un ambiente dove sperimentare, non il delirio dell’onnipotenza, non la prossimità della morte, ma una sorta di quiete in grado di far comprendere, elaborare, il fardello dell’imperfezione; dove costruire la lacrima capace di scaldare le profondità siderali dell’istante terreno.

Arte incontra – Giuseppe Colombo

Articolo di Sebastiano Grasso

Detesto novembre, ma quello del 2015 fa storia a parte; in quei giorni Giuseppe Colombo firmò le pareti di Palazzo Moncada (Modica), con quadri di intensa bellezza.
Seduto accanto al camino, osservo i canali del tempo fluttuare attraverso i riflessi del bicchiere; Ardbeg Corryvreckan è un whisky che nasce a nord dell’isola di Islay dove, si dice, che solo le anime più irrequiete osano avventurarsi.

Leggende a parte, bastano pochi vapori per inghiottire la forza del distillato: torrenti di corde catramose ora restituiscono la nera linea degli Iblei, l’eternità che si separa dal sangue, i bassi raggi solari che parlano di tardi tramonti, di campagne dismesse, di memorie dentro gli umidi solchi e poi, le nubi limacciose, gli aranci, i rossi e gli azzurri siderali. Se anche il buon ascolto concilia i sensi, al punto da regalare una memoria di profumo, ripenso al cd di quel viaggio, «Ainda», dei portoghesi Madredesus.

CIBO, l’artista che trasforma l’odio.

 

Articolo di Adriano Fischer

Pier Paolo Spinazzè ha 37 anni e il suo nom de plume è Cibo. Cibo proprio quello che troviamo a tavola tutti i giorni, lo stesso di cui riempiamo i nostri stomaci, ma anche i nostri discorsi, i nostri pensieri, i nostri desideri. Cibo è la nostra tradizione, il nostro territorio, il nostro Dna.

Cibo e il cibo diventano, allora, i protagonisti di un impegno civile che dura ormai da una ventina di anni. A Verona, nella provincia, a ripulire i muri dai simboli dell’orrore e dell’odio, quelli che campeggiano e insozzano le superfici scialbe e anonime della città, quei simboli stagliati sopra gli aloni umorali che lasciano i cani, quegli obbrobri che comunicano il livello evolutivo di una comunità, il suo degrado, la sua sciatteria.

L’arte incontra: Gaetano Murolo

Schopenhaurer sosteneva che «ognuno di noi confonde i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo» Durante la pratica del bonsai, il mio maestro, cui feci vedere lo stato di lavorazione della mia foresta, con solennità orientale, prese tronchesina e forbici e ridusse il boschetto a una tundra spazzata del Buran! Mi disse «Non è bello ciò che piace! E’ bello ciò che è bello!»

DACCI LA NOSTRA ARTE QUOTIDIANA

 

“Aci e Galatea” di S. Grasso

Esiste ancora l’artista? E se sì, qual è la sua funzione oggi?

L’arte può essere intesa come un’operazione trasformativa dal sensoriale alla pensabilità, attraverso la simbolizzazione e attraversando le emozioni. Tutto ciò, presumibilmente, a partire dalle pitture rupestri rinvenute sulle pareti di una grotta, risalenti al paleolitico.