Intervista a Gregorio Magini

 

Ho dato diverse interpretazioni a Cometa talvolta contrastanti, ma forse il tuo obiettivo era proprio questo, intrappolare il lettore e metterlo nelle condizioni di dover rivisitare se stesso, è stata una scelta stilistica o Raffaele cercava compartecipazione?

Più che un obbiettivo: un presupposto. Non scrivo per divertirmi o per divertire (anche se poi molti leggono Cometa ridendo), ma per capire delle cose nella speranza di riuscire a cambiarle. Per entrare e far entrare i lettori in questo spazio di duttilità, bisogna scardinare le loro difese. Prima di operare, bisogna aprire. La storia degli stili è anche la storia dei grimaldelli retorici usati a questo scopo. È il presupposto della letteratura, a cui mi adeguo.

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Cometa di Gregorio Magini

I tre comandamenti di Raffaele sono: non lavorare, non aspettare, non invecchiare. Ne mancano sette per completare l’egemonia irriverente di una vita capovolta. Raffaele è il primo uomo che germina tra le pagine di Cometa di Gregorio Magini, Neo Edizioni, creatura primordiale all’alba di una vita che sembra tramontare ad ogni sguardo per rigenerarsi ciclicamente.

Il triplice motto su cui si dipana il cursus honorum dell’allucinato protagonista è una contesa devastante tra pretese e inquietudini, inseguimento di ideali senza idee e adempimenti inesistenti di percorsi mai intrapresi tra ragionamenti apocalittici e vizi brutali di lussuria a compensazione di amore negato.

Una lotta continua tra consapevolezza e derealizzazione di una personalità priva di collocazione cosmica. La prima tela del libro è affidata ad una malinconica e grottesca pornografia inquieta ed irrequieta che si ripropone dietro l’angolo con cadenza ormai prevedibile ma tuttavia sorprendente.

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