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Cose delle donne confinate

 

articolo di Ombretta Costanzo

“L’ordigno è un anello in oro 18 carati. E’ formato da una calotta e due piccole branchie che possono essere divaricate o avvicinate, con la distensione o meno di una molla a spirale, che si avvolge nella parte superiore delle branchie”.


L’ordigno in questione è un anello uterino, un pericoloso attrezzo anticoncezionale, uno strumento di aborto, “un’opera di aperta offesa morale” che determina un vivo allarme sociale. Nel 1929 una certa Sebastiana Di Stefano, una scaltra e apolitica levatrice viene arrestata insieme all’orafo De Santis, nella cui officina vengono ritrovati “ordigni” destinati ad un business regionale e vari attrezzi necessari per produrne altri: una fabbrica della morte! La Di Stefano racconta di esser venuta a conoscenza del metodo anticoncezionale da una sua amica tornata dagli Stati Uniti che si era sottoposta al montaggio dell’arnese a scopo meramente antifecondativo: l’eccessivo dolore durante il parto e l’intenzione di non ripetere più simili esperienze l’aveva invogliata a sperimentare su di sé la soluzione. Dunque Sebastiana, dopo aver partorito quattro volte, entusiasta, decide di coinvolgere un orafo per la riproduzione fedele del prototipo galeotto che spedì entrambi al confino.

Gli ebrei italiani traditi due volte. Il caso di Guido Jung di Roberta Raspagliesi

“La persecuzione degli ebrei in Italia è stata poca cosa rispetto alla Germania”, “le leggi razziali sono state calate dall’alto a Mussolini”, “l’Italia non era antisemita”. Sono queste le frasi più comuni che spesso aleggiano ogniqualvolta si parli di Shoah o si commemori la giornata della memoria.

Come a voler sottolineare che il problema non ci riguarda, e soprattutto non riguarda la Sicilia, luogo da cui gli ebrei erano stati cacciati nel lontanissimo 1492, durante la dominazione spagnola.

Con questo piccolo intervento si vorrebbe portare alla luce la vicenda degli ebrei italiani fascisti.