Intervista a Gregorio Magini

 

Ho dato diverse interpretazioni a Cometa talvolta contrastanti, ma forse il tuo obiettivo era proprio questo, intrappolare il lettore e metterlo nelle condizioni di dover rivisitare se stesso, è stata una scelta stilistica o Raffaele cercava compartecipazione?

Più che un obbiettivo: un presupposto. Non scrivo per divertirmi o per divertire (anche se poi molti leggono Cometa ridendo), ma per capire delle cose nella speranza di riuscire a cambiarle. Per entrare e far entrare i lettori in questo spazio di duttilità, bisogna scardinare le loro difese. Prima di operare, bisogna aprire. La storia degli stili è anche la storia dei grimaldelli retorici usati a questo scopo. È il presupposto della letteratura, a cui mi adeguo.

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