Scrittura evocativa e scrittura catalizzatrice

Articolo di Liborio Nice

Il metodo della espressione verbale nasce dalla capacità di evocare con le parole immagini, emozioni, sensazioni, comuni allo scrittore e al lettore. Questo convenzionalmente viene fatto secondo regole semantiche, che associano a parole significati definiti e condivisi, a loro volta assemblate secondo determinati rapporti grammaticali e sintattici.
Solo da questa breve sintesi risalta come sia difficile rappresentare efficacemente il nostro pensiero in forma scritta.

Scrive Gao Xingjiang nel suo romanzo ‘La montagna dell’Anima’:
«Come trovare una lingua musicale, indissolubile, superiore alla melodia, che vada oltre i limiti della morfologia e della sintassi, senza distinzione tra soggetto e oggetto, che superi i pronomi, che si sbarazzi della logica, che sia in costante evoluzione, che non faccia ricorso a immagini, metafore, associazioni d’idee o simboli? Una lingua che possa esprimere allo stesso tempo le sofferenze della vita e la paura della morte, le pene e le gioie, la solitudine e l’appagamento, lo smarrimento e l’attesa, l’esitazione e la determinazione, la codardia e il coraggio, la gelosia e il rimorso, la calma, la frenesia, la sicurezza di sé, la generosità e il disagio, la bontà e l’odio, la compassione e lo scoramento, l’indifferenza e la sensibilità, la meschinità e la bassezza, la nobiltà e la crudeltà, la ferocia e l’umanità, l’entusiasmo e la freddezza, l’imperturbabilità, la sincerità, l’immoralità, la vanità, la cupidigia, il disprezzo e il rispetto, la certezza e il dubbio, la modestia e l’arroganza, la caparbietà e l’indignazione, il risentimento e la vergogna, la sorpresa e l’incredulità, la spossatezza, l’ottenebramento, l’illuminazione improvvisa, la perenne incapacità di comprendere, e il non comprendere nulla nonostante tutto e lasciar andare tutto al diavolo?»

Continue reading

Nobel, evoluzione della scrittura narrativa

Articolo di Liborio Nice

Raccontare.  Raccontare la vita nella maniera usuale e più diffusa fra gli scrittori sembra non essere più sufficiente. Il racconto di una esperienza di vita, propria o altrui, reale o immaginaria, può arricchire la conoscenza della stessa ma non contribuisce, sostanzialmente, a migliorare l’utilizzo delle nostre innate capacità cerebrali.

Continue reading

Ed è subito Nobel. Salvatore Quasimodo

«Jean Cocteau è un emerito porco. René Char scrive di coglioni impagliati. Alberto Savino, un mediocre. Saba? È un cretino infinocchiato da Freud. Penna un grazioso pederasta. Montale una specie di pidocchio che si nutre delle proprie caccole»Non sono le parole di un hater dell’era facebukiana, o di un qualunque irrisolto detrattore, qui a commentare è il canuto Ungaretti.

Continue reading

L’urlo e il furore di William Faulkner

Mi trovavo a Dublino la prima volta che l’occhio mi cadde sul romanzo di Faulkner. Era una bancarella super attrezzata con arrampicanti che ornavano ogni superficie scevra da libri. Il titolo era ovviamente nell’originale The sound and the fury e la copertina… la copertina, Boh!

Ricordo però che mi piaceva il titolo e il nome dell’autore di cui non sapevo assolutamente nulla.

William Faulkner

Non lo acquistai, non so il perché, ricordo però che qualcuno mi passò una pinta di guinness e tutto svanì. Da allora sono passati sette anni e dell’Urlo e il furore ho perso le tracce. Ci troviamo a Roma adesso. Siamo nel 2010.

Continue reading