COMING OUT

 

Provenivamo dall’ostello ché avevamo bevuto due ceres ciascuno. Sarei dovuto rientrare a casa ma non ne avevo la minima voglia e poi a quell’ora ci sarebbe stata solo mia madre, e lei, con tutto rispetto parlando, non avrebbe capito. Era meglio che ci fosse anche mio padre, lui a suo modo pondera, argina, mitiga, insomma riesce a essere lo sbirro buono. No, no, mia madre non avrebbe capito, se poi capire è il termine corretto, ecco, non avrebbe accettato questa mia scelta, questo mio essere, questo mio sentire. Non lo avrebbe accettato ancor prima di capirlo.

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La telefonata

Stavo lì per mettere un punto alla mia prima e soffertissima frase quando il telefono bussa, sì, bussa perché la mia suoneria fa toc toc. De gustibus! Che volete, mi evoca scenari campagnoli, vino, gladioli, poesia. Allora apro, cioè rispondo, e una voce femminile molto educata, molto intrigante, non invadente, mi chiede se sono io la persona cui sta chiamando.

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La terrazza su Corso Italia

 

Sì, insomma, gli uffici postali sono più puliti, non ci su schigghi, uciate, la gente è quasi più arucata, quasi. Nel senso che il taglia code, in fin dei conti, è una gran trovata, uno ha il suo numero e con questo si fa la sua fila. Certo sti cose di ultima generazione sono complicati, troppo tecnologici.

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