L’invenzione dell’adulterio

articolo di Adriano Fischer

Quando Giorgio Zanchini, conduttore della serata dedicata al premio Strega, domandò a Veronesi, se il suo Colibrì si potesse considerare un romanzo borghese, lo scrittore, senza troppi giri di parole, rispose di sì, che lo era, che il romanzo è borghese per nascita, così com’è borghese l’atto stesso di leggere e di scrivere.

Oggi dare del borghese stride, suona quasi come un dispregio perché allude a un tipo di vita materiale, frivola, dai molti agi e privilegi, dalla moralità rigida e conservatrice, in cui si è ligi all’ordine costituito ed è per questa ragione che Zanchini rivolge timidamente ed esitante la domanda a Veronesi.

Il romanzo, infatti, nasce in corrispondenza dell’ascesa della borghesia, nel 1789, l’anno della rivoluzione francese, l’anno del tracollo dell’aristocrazia. Dal 1848 la borghesia europea, visse una stagione d’impetuosa e sempre più crescente affermazione e anche se con caratteri diversi che variavano di Paese in Paese, essa fu foriera di elementi innovativi come il progresso scientifico e lo sviluppo economico.

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