Arte incontra Calusca (Luca Scandura)

articolo di Sebastiano Grasso

L’assenza di attenzione che da parecchio tempo molte amministrazioni siciliane dedicano all’Arte ha generato l’anonimato culturale che conosciamo. Come avviene anche ad Acireale, fatta salva qualche eccezione, a memoria registro la ‘Rassegna d’Arte Internazionale’, prodotta dal Comune e altri partner istituzionali, negli anni ’70 e ’80, una manifestazione che ha inciso nelle dinamiche di settore, ma poco o per niente presso gli artisti locali, i quali hanno continuato a restare ‘abbastanza chiusi nel loro mondo e con scarsa capacità di uscirne fuori’ (P. Nicolosi, 2019). Quando nel 1996 iniziai a frequentare gli studi di alcuni artisti acesi rimasi colpito dall’insofferenza che gravitava dentro le loro piccole ‘cattedrali’: tra i silenzi sospesi, rarefatte atmosfere alimentavano un unico miraggio: la grande galleria d’arte, l’attenzione del famoso critico. Nulla di più. Fu durante la vigilia di Natale del 2000, quando incontrai il volto di alcuni amici artisti, che notai un’espressione diversa: un misto tra orgoglio e ansia da riscatto. Mi dissero di una imminente serie di appuntamenti espositivi. In verità furono mostre che diedero il via ad una nuova stagione di gestione dell’immagine/evento; l’artefice un giovane pittore, Calusca, acronimo di Luca Scandura (classe 1975).

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