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Roberto Bolano, lo scrittore selvaggio

articolo di Adriano Fischer

Roberto Bolaño nasce il 28 aprile 1953 a Santiago del Cile da una famiglia molto povera, analfabeta e di tradizione rigidamente proletaria ma sarà il Messico a diventare la sua terra d’elezione e formazione spirituale.

Lettore vorace, ladro di libri per amore, parolaio, cronopio, sempre all’irrequieta ricerca di poesia. Un ammalato di letteratura che dentro le parole ci muore.  Alla sua morte, nel 2003 per cirrosi epatica, nasce una mania mitizzante che non ha precedenti nella storia dei post mortem artistici. Negli Stati Uniti, le sue opere sono state vendute in 100 mila copie, cifra record per un paese che legge libri tradotti solo per il 3 per cento.

La mia ricetta di scrittura di Davide Pappalardo

Prima venne l’atmosfera, poi furono i personaggi e quindi la trama.
Questo il mio ordine di priorità quando scrivo.
Io di un romanzo infatti, anche da lettore, amo di più l’atmosfera che la trama.
Per provare a creare l’atmosfera giusta ho un mio modo di fare molto semplice.
Ascolto musica legata al periodo di riferimento (nella pause dalla scrittura), guardo film e leggo parecchia roba del genere a cui mi voglio accostare. Non per copiare ma per entrare nell’anima della storia che voglio raccontare.

Quando ho scritto Che fine ha fatto Sandra Poggi, a me interessava costruire un certo tipo di romanzo con personaggi ben delineati e un certo tipo di atmosfera. Volevo ricreare un contesto hard-boiled, quello dei romanzi con investigatori tormentati, locali fumosi, pugni. Quei romanzi che se fossero vecchi film ve li immaginereste con Humphrey Bogart o Robert Mitchum.
E così ho letto scrittori diversi tra loro come James Crumley e Charles Willeford e ho fatto un ripasso di Chandler e Hammett.
Con questo metodo mi immergo nel clima della storia che voglio raccontare.

Agenzia Pertica

La casa editrice Miraggi pubblica ancora una volta un testo per temerari scalatori di memorie introspettive, dà voce a tutti quegli autori che hanno l’ardire di smantellare strutture tradizionali e puntare su anarchia e disobbedienza.

Dunque stavolta rimbomba l’eco del torinese Luca Ragagnin che strizza, con stile appuntito, torbidi contenuti per restituire confusione e disorientamento ad un lettore comunque predisposto e pronto ad affidarsi all’idea di un epilogo irrisolto.

Agenzia Pertica è il contenitore di una storia nella storia raccontata e vissuta da un protagonista arrovellato nella continua analisi di sé in rapporto a tutto ciò che esiste fuori di sé tra pronostici, sconfitte, razionalizzazioni, tentativi, adagiamenti, rese e caos.