Scuola, tra mondo esterno e gruppo interno

 

Bella Cohen, dello scrittore catanese Adriano Fischer, a un primo livello di lettura potrebbe presentarsi come il romanzo d’esordio di un quarantenne che non ha ancora del tutto metabolizzato gli anni controversi e tribolati della scuola, e sulla falsariga di Rostand, secondo cui la “penna ferisce più della spada”, li mette in scena nudi e crudi.

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BELLA COHEN di Adriano Fischer

Si apre il sipario dentro un piccolo teatro con sedili e palco in legno scricchiolante, luci spente e silenzio, atto primo: una schiera disordinata di uomini e donne con la maschera che tenta di suggellarne l’indole.

E’ così che mi sono vista durante la lettura di Bella Cohen di Adriano Fischer, scomodamente seduta ma stimolatissima dalle aspettative.

La trama della “commedia” è affascinante ed emblematica: il regista, con morbido dispotismo, obbliga gli attori a recitare a soggetto su un canovaccio modellato e rifinito, volto ad abolire la barriera tra recitante e platea.

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Bella Cohen (Nulladie edizioni) di Adriano Fischer

Recensione di Cinzia Carroccio

Bella Cohen?

E chi era costei?

Glielo chiedo e faccio la figura dell’incolta, o non glielo chiedo affatto e spero di non farglielo notare fino a che, concluso il libro, l’arcano sarà svelato?!

Basta elucubrazioni, inizio e m’immergo in una lettura che, secondo me, ha solo il difetto di essere un po’ breve; mi sarebbe piaciuto ci fosse qualche personaggio in più nella storia.

Però che idea, una genialata, il nome di una scuola, di solito una dedica ad un grande, e non avere nessuna idea di chi sia! Mi fa pensare a Nanni Moretti e al Liceo “Marylin Monroe”, di filmica fama, l’unico che avesse avuto, nei miei ricordi, un’idea altrettanto viva.

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“Bella Cohen” di Adriano Fischer

“Bella Cohen” è stato pubblicato, adesso mi tocca chiedere scusa. Oppure offrire delle spiegazioni.

L’origine di questo libro risale all’aprile 2015 quando, partecipando al concorso letterario la Giara, vinsi la menzione speciale. Allora il libro aveva un altro titolo, più eloquente e meno sborone, ma la giuria, ricordo, lo apprezzò con plausi e ghignatine letterarie.

 

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