Vuoti di apprendimento

articolo di Ciccio Schembari

A causa del coronavirus e della forzata sospensione delle lezioni, c’è chi ha enunciato due concetti importanti, “vuoto di apprendimento” e “mancata crescita educativa”, e ha sinceramente espresso che peseranno gravemente sugli scolari. Teoricamente sottoscrivo in pieno questo giudizio, ma, pensando alla mia carriera scolastica, lo trovo esagerato se non anche ingiustificato.
La mia carriera scolastica è stata un continuo accumulo di “vuoti di apprendimento”, notevole per quantità e per qualità. La racconto per insinuarle elementi di dubbio brechtiano, anche laddove sembra non essercene.

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Arte incontra – ’12 movimenti’

articolo di Sebastiano Grasso

Nel corso di questi appuntamenti abbiamo incontrato diversi artisti ed anche tentato di comprendere quali potessero essere i moti interiori in grado di determinare il gusto espressivo e quali i loro sentimenti dinanzi al disagio sociale. Abbiamo anche osservato quanto scollamento la realtà locale riserva al settore artistico e, viceversa, contato le iniziative volte a divulgare idee ed eventi.

Le tappe che ci hanno condotto all’interno dei vicoli acesi hanno avuto il merito di introdurre una parte degli attori che aderirono (e tra questi figura anche il mio nome) ad un interessantissimo progetto artistico che fu capace di promuovere cultura, aggregazione e, non da meno, interesse economico.

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Luciano Canfora, Il Sovversivo, Concetto Marchesi e il comunismo italiano

recensione di Loredana Pitino

Luciano Canfora, forse il più grande intellettuale vivente in Italia, dedica un volume monumentale (978 pagine) a un personaggio complesso, un grande intellettuale italiano, siciliano, un comunista “puro” (come egli stesso si definiva), uno dei fondamentali studiosi della Lingua e della Letteratura latina: Concetto Marchesi, un sovversivo.

Attraverso la vicenda personale, politica e intellettuale di Marchesi, Canfora ripercorrere l’intera vicenda del movimento socialistico italiano: dai fasci siciliani al PCI, dalla scissione di Livorno alla persecuzione fascista, dal giuramento degli intellettuali al Partito fascista, alla guerra e alla Resistenza, al dibattito politico degli anni Cinquanta.

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Arte incontra Calusca (Luca Scandura)

articolo di Sebastiano Grasso

L’assenza di attenzione che da parecchio tempo molte amministrazioni siciliane dedicano all’Arte ha generato l’anonimato culturale che conosciamo. Come avviene anche ad Acireale, fatta salva qualche eccezione, a memoria registro la ‘Rassegna d’Arte Internazionale’, prodotta dal Comune e altri partner istituzionali, negli anni ’70 e ’80, una manifestazione che ha inciso nelle dinamiche di settore, ma poco o per niente presso gli artisti locali, i quali hanno continuato a restare ‘abbastanza chiusi nel loro mondo e con scarsa capacità di uscirne fuori’ (P. Nicolosi, 2019). Quando nel 1996 iniziai a frequentare gli studi di alcuni artisti acesi rimasi colpito dall’insofferenza che gravitava dentro le loro piccole ‘cattedrali’: tra i silenzi sospesi, rarefatte atmosfere alimentavano un unico miraggio: la grande galleria d’arte, l’attenzione del famoso critico. Nulla di più. Fu durante la vigilia di Natale del 2000, quando incontrai il volto di alcuni amici artisti, che notai un’espressione diversa: un misto tra orgoglio e ansia da riscatto. Mi dissero di una imminente serie di appuntamenti espositivi. In verità furono mostre che diedero il via ad una nuova stagione di gestione dell’immagine/evento; l’artefice un giovane pittore, Calusca, acronimo di Luca Scandura (classe 1975).

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Le guaritrici Donne di fora

 

articolo di Ombretta Costanzo

Con un salto nel 1526 ritroviamo le autorità cittadine di Palermo rivolgersi alla popolazione, senza media e senza social, per avvertire che era stata accertata la peste. Fu proibito a “fundacharj et hosterij” di dare alloggio a persone “di qualsivoglia locu e terra di lo Regno” che fossero “sanza bolittino” e senza l’attestato di sanità, un’antica autocertificazione.

Per i trasgressori erano previste torture ad opera del fuoco. Il morbo assassino si espanse indisturbatamente nei centri maggiori della costa mentre l’interno dell’isola assisteva ad una graduale scomparsa degli abitanti. A Messina, secondo quanto tramandato, si registrarono 17000 morti; danni non più lievi anche a Siracusa ed Enna. La drastica ascesa del pericolo di morte nera aveva spinto i poteri amministrativi a tentare misure ancora più rigide, tant’è che nell’ottobre dello stesso anno, per proteggere Palermo, si ordinarono rimedi, benché approssimativi, per arginarne l’ulteriore diffusione, come quello di dare alle fiamme le case degli appestati.

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Arte incontra Giuseppe Calderone

articolo di Sebastiano Grasso. 

L’immagine che introduce l’articolo ha per titolo «Materia grigia»; opera che sembra tratta del testo più misterioso del mondo, «il manoscritto Voynich»; un codice, risalente alla metà del ‘400, un’enciclopedia illustrata che, per via delle sue intriganti illustrazioni e di simboli sconosciuti, ha catturato l’attenzione degli studiosi di tutto il mondo (ivi compreso il matematico Alan Turing) e, pare, persino dell’FBI (che provò a decifrarlo durante la guerra fredda, convinta che fosse opera della propaganda comunista.).

«Materia grigia» nasce dalla sapiente mano di Giuseppe Calderone. Classe 1975, Calderone dopo il corso sperimentale Grafico Visivo del Liceo Artistico consegue il Diploma Accademico in Decorazione, nonché quello di secondo livello in Arti Visive e Discipline per lo spettacolo in Grafica. Ha collaborato come grafico presso lo studio di architettura ‘Studio a2’ e per le riviste free press «L’inchiostro» e «Next l’ink». Ha realizzato un’opera pittorica per il testo di poesie di Rocco Giudice «Versi Apocrifi». Vanta diverse esposizioni, tra le quali: «Arte urbana» del 1998, «500 Bandiere per essere città» manifestazione curata da Antonio Presti nel 2005; «Street Art» nel 2015; inoltre nel 2013 partecipa a «Civitatis Artefices», un progetto indetto dal Comune di Acireale. Ha fatto parte del gruppo artistico acese «12 Movimenti».

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Agata o Sant’Agata

articolo di Ombretta Costanzo

La saga di Sant’Agata trascina dietro di sé elementi concreti di ascesa spirituale, rispettati dalla tradizione e rielaborati in chiave pagana che ha proposto una visione ciclica di eventi mitici e stimolato un’attesa metempsicotica di modelli femminili.
Sappiamo che nell’antichità fra i culti più praticati riferibili a Catania, c’era quello delle divinità Demetra, Cerere e Iside. Non è insolito supporre che in Sicilia il cristianesimo abbia seguito il metodo di sostituire alle antiche divinità pagane i nuovi modelli cattolici come Cristo, Maria e i vari santi e che la figura di Agata si sia imposta dunque più facilmente anche per la preesistenza di analoghi modelli miscredenti.

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La vita è un bel casino! Ricordi di case chiuse dopo la Merlin

Articolo di Ciccio Schembari

La legge Merlin eliminò il riconoscimento dei casini da parte dello Stato con relativa riscossione dell’imposta sulla prestazione. La famosa “marchetta”. Prima della legge Merlin la tariffa a Ragusa ammontava a 300 (tre cento) lire così distribuite: signorina 150; tenutaria 100; marchetta 40; igiene e profilassi 10. Tra le altre cose si disse che non era giusto, morale, corretto che lo Stato guadagnasse sul meretricio. Che, oggi e anche allora, guadagna sul gioco d’azzardo diffuso a livello di massa, sulla vendita di armi ai caporioni dei paesi africani che scatenano guerre tra poveri e costringono uomini e donne a intraprendere i viaggi della morte verso l’Europa dove sono costretti a vendersi e prostituirsi è invece cosa giusta, morale e corretta!

Dopo la legge Merlin, si ricostituirono i casini pur non riconosciuti dallo Stato, quindi clandestini, ma noti a tutti. Il più noto era l’albergo Nazionale, attaccato al Palazzo comunale e alla Questura. C’erano fisse due prostitute che si alternavano ogni quindici giorni. La tariffa, per tutti gli anni sessanta, ammontava a 3.000 (tre mila) lire. Si andava da soli o in comitiva, si lasciava la tessera in portineria, e ci si accomodava in una stanza. Poi venivano le signorine, insieme o prima l’una e poi l’altra e si sceglieva. Si pagava in portineria al ritiro della tessera. Delle volte i gruppi erano più di uno e numerosi e il tempo d’attesa lungo. C’era il ragazzo addetto alle pulizie che ne approfittava per ingaggiare con i clienti il gioco con le monete, come quello che da ragazzini si faceva in mezzo alle strade con le monete del vecchio corso con l’effige del Re. Era bravo in questo gioco e così arrotondava alle spalle dei clienti.

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Arte incontra – Giuseppe Colombo

Articolo di Sebastiano Grasso

Detesto novembre, ma quello del 2015 fa storia a parte; in quei giorni Giuseppe Colombo firmò le pareti di Palazzo Moncada (Modica), con quadri di intensa bellezza.
Seduto accanto al camino, osservo i canali del tempo fluttuare attraverso i riflessi del bicchiere; Ardbeg Corryvreckan è un whisky che nasce a nord dell’isola di Islay dove, si dice, che solo le anime più irrequiete osano avventurarsi.

Leggende a parte, bastano pochi vapori per inghiottire la forza del distillato: torrenti di corde catramose ora restituiscono la nera linea degli Iblei, l’eternità che si separa dal sangue, i bassi raggi solari che parlano di tardi tramonti, di campagne dismesse, di memorie dentro gli umidi solchi e poi, le nubi limacciose, gli aranci, i rossi e gli azzurri siderali. Se anche il buon ascolto concilia i sensi, al punto da regalare una memoria di profumo, ripenso al cd di quel viaggio, «Ainda», dei portoghesi Madredesus.

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E’ cchiù laria di la vecchia di l’acitu!

articolo di Ombretta Costanzo

Tra le zolle di questa terra sismica ci sono innumerevoli donne incastrate tra i bugiardi silenzi dei feudi spinosi e le assordanti reti stradali che trasferiscono miti, leggende e verità tra oriente e occidente. Proprio ad ovest stavolta ho scorticato la caricatura di Giovanna Bonanno, una strega palermitana in vita dal 1713 al fatale 1789, culmine del suo astuto esercizio. Palermo, guardinga da precetti illuministi di cui altre città italiane si nutrivano, era rigidamente divisa fra poveri straccioni analfabeti che sopravvivevano nelle strade tra mille difficoltà, e ricchi eleganti, che spendevano le loro giornate tra feste lussuose e noiose passeggiate.

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