Il gufo filosofo Lucio Piccolo

Ho conosciuto Lucio Piccolo qualche anno fa. Non avevo alcuna contezza di questa figura mesta e timida, dalla stessa famiglia, chiamato “l’ingufito”. Più precisamente l’incontro fu casuale perché il poeta, intrepretato da Leopoldo Trieste, ha fatto la sua comparsa, semplice e sbrigativa, nel film di Roberto Andò, Il Manoscritto del Principe.

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Debole o forte, nelle tragedie e nei miti psicoanalitici

Nella società 2.0 parlare di debolezza può risultare assolutamente demodè.
Viviamo – o sentiamo di vivere – sotto l’egida dell’efficientismo più sfrenato e selvaggio che ci vuole rapidi, operativi, performanti, socialmente seduttivi ed emotivamente controllati.

Anche ai più piccini spesso, a scuola come in famiglia, viene richiesto un comportamento adultomorfo, un rendimento soddisfacente financo, talora, una pseudo autonomia.

Chiaramente, tutto a vantaggio (ma è solo un’apparenza) degli adulti che, in tal modo, si sentono sgravati dall’impegno, certamente faticoso, richiesto da un accudimento adeguato.

Li vogliamo, questi piccoli, impavidi, produttivi, possibilmente che non piangano molto, ordinati, organizzati nel gioco, aperti alla relazione ma anche in grado, all’occorrenza, di restare da soli.

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Stefano D’Arrigo, l’infinito labor limae dell’Horcynus Orca

Oggi, 2 maggio, anniversario della morte di Stefano D’Arrigo, approfitto per spendere due parole su una vicenda nodosa che ha caratterizzato la stesura di una delle più grandi creazioni letterarie del novecento.

L’Horcynus orca rappresenta indubbiamente un’opera unica nel suo genere, una rarita’ nel panorama letterario siciliano e nazionale. Parliamo del primo epos moderno, di un garbuglio imbastardito di stili e di linguaggi diversi, di un bombardamento sterminato di immagini, di visioni oniriche, di simboli che annebbiano, e per certi versi scoraggiano, la lettura.

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Sensibilizzare al rischio sismico

«il paradosso di Catania è che rinascere le è venuto meglio che nascere […], risorta dalle ceneri ma poi incapace di crescere con la stessa qualità»

Catania – I crolli in città come effetti del terremoto dell’XI grado MCS dell’11 gennaio 1693. Il particolare dalla grande carta di Anonimo, conservata alla Staatbibliothek di Berlino (da E. Guidoboni e E. Boschi, Catania, terremoti e lave, dal mondo antico alla fine del Novecento, 2001, p. 134-135).

 

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IGNAZIO BUTTITTA: IL CANTORE DEGLI ESCLUSI

I politici Italiani ca sannu i boni frasi
chiammanu stu spittaculu ” Tiatru di vastasi”.
Vasatasi sunni chiddi ca stannu nte i palazzi e fannu a notti jornu e tutti li intrallazzi…..
Nàutri semu artisti,artisti pupulani: cu trasi si diverti,nni duna un pezzu i pani.
Rapprisintammu a vita; dicemu cosi veri:
imbrogghi chi cuminanu i ministri ai ministeri…I scannali e l’abusi contru li puvireddi ca ci paremu porci e nni scorcianu a peddi.A tassa supra a casa u daziu nta farina
nuàutri pani picca e iddi a panza china.
U Presidente joca a cummannari:
e parla l’iitalianu…
cu taci un sbagghia mai…
battemmuci li manu

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La magica letteratura di Giuseppe Bonaviri

Nella notte, lasciati….e vecchie con lucerne alle finestre, andavano con carri: dormivano il merlo, la quercia, il guerriero, Gesù beveva, guardando…..

“L’incominciamento” di Giuseppe Bonaviri, di cui oggi 21 marzo 2018 ricorre il IX anniversario dalla morte, sembra a primo sguardo un tentativo di neorealismo un po’ attardato, a cui si accosta con occhio strabico, per mettere in scena “pupi” siciliani poveri ed emigranti. In veste quasi “ sacra” di fedele mineolo, sebbene ometta reiterate circostanze tipiche della letteratura meridionalistica, intona tuttavia con petto da tenore, il suo lirico lamento

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Sicilia esoterica di Marinella Fiume

 

Il singolare fascino di cui è intrisa questa inconsueta guida dal titolo “Sicilia Esoterica”, edita da Newton Compton Editori, è infuso con estrema cura di dettagli da Marinella Fiume che ricama storia, scienza, miti, superstizioni, leggende e tradizioni della nostra ostinata terra per determinare crescita spirituale e culturale.

“Le tradizioni e la storia più nascosta della nostra terra aiutano la sopravvivenza di noi siciliani”.

Scelgo l’indagine geologica del capitolo “Terremoti, maremoti e isole effimere: il mito di Colapesce” per raccontare il turbamento che implica immaginare un’isola alla deriva accostata per similitudine a Ferdinandea del regno delle due Sicilie, nota nelle odierne cartografie come “Banco di Graham”.

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Giovanni Verga e l’illusione (o la disillusione) della realtà

 

“L’onorevole Scipioni” sarebbe stato un compendio di dominio e ingegno innestati in assoluta autonomia su un progetto di auto esaltazione, frutto di una considerazione negata dal pregiudizio sociale attento alla sua nascita illegale; altresì un uomo di legge nato fuori da principi legittimi. E’ un archetipo dell’uomo politico inserito in qualche corrente attualizzata a posteriori;

“L’uomo di lusso” invece si accomoda sull’alloggio spigoloso dell’ambizione socio culturale, ingloberebbe, a quanto pare, il sogno dell’artista raffinato scosso da cupidigia e immodestia che lo distraggono dalle controversie terrene sulle quali annega con sofferente consapevolezza.

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L’inganno di Vincenzo Consolo

 

Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha róso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. […] Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.
Lia che m’ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell’inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l’ossa, limaccia che m’invischiò nelle sue spire, lingua che m’attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell’alma mia, liquame nero, pece dov’affogai, ahi!, per mia dannazione. […] Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?

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Sicilian Comedi di Ottavio Cappellani


Gli stereotipi, è un dato inoppugnabile, sono difficili da smantellare; su certi argomenti, poi, si perde a tavolino senza dover fornire troppe spiegazioni.

Di determinate cose, infatti, noi siciliani non ce ne liberiamo manco a morire, sono il nostro derma sopra il quale sciddica la maggior parte delle buone intenzioni. La mafia rappresenta qualcosina di più che un fenomeno culturale e sociale dell’isola; è questo, sì, ma anche il suo opposto.  È una faccia, una delle due che indossiamo senza potercene, nostro malgrado, sbarazzare. Un po’ come le teste di moro, in siciliano graste, che leggenda e tradizione vogliono inseparabili.

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