Cose delle donne confinate

 

articolo di Ombretta Costanzo

“L’ordigno è un anello in oro 18 carati. E’ formato da una calotta e due piccole branchie che possono essere divaricate o avvicinate, con la distensione o meno di una molla a spirale, che si avvolge nella parte superiore delle branchie”.


L’ordigno in questione è un anello uterino, un pericoloso attrezzo anticoncezionale, uno strumento di aborto, “un’opera di aperta offesa morale” che determina un vivo allarme sociale. Nel 1929 una certa Sebastiana Di Stefano, una scaltra e apolitica levatrice viene arrestata insieme all’orafo De Santis, nella cui officina vengono ritrovati “ordigni” destinati ad un business regionale e vari attrezzi necessari per produrne altri: una fabbrica della morte! La Di Stefano racconta di esser venuta a conoscenza del metodo anticoncezionale da una sua amica tornata dagli Stati Uniti che si era sottoposta al montaggio dell’arnese a scopo meramente antifecondativo: l’eccessivo dolore durante il parto e l’intenzione di non ripetere più simili esperienze l’aveva invogliata a sperimentare su di sé la soluzione. Dunque Sebastiana, dopo aver partorito quattro volte, entusiasta, decide di coinvolgere un orafo per la riproduzione fedele del prototipo galeotto che spedì entrambi al confino.

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Felicia Bartolotta, sposata Impastato

 

articolo di Ombretta Costanzo

In questo 2020 interminabile la festa della mamma è oggi, l’indomani di un anniversario feroce e correlato per cui la coincidenza impone che ricordi la storia di una madre siciliana. Parrebbe lo stereotipo fisico e ornamentale, con lugubri connotati, delle donne senza tempo di una Sicilia dimenticata, Felicia è però fotografata all’interno del suo corpo gracile e un po’ curvo, rigorosamente vestita di nero, in sintonia con un viso solcato da millenarie rughe e decorato con occhiali grandi e spessi che stanno alla base della fronte da cui partono strisce di capelli completamente bianchi.

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DACCI LA NOSTRA ARTE QUOTIDIANA

 

“Aci e Galatea” di S. Grasso

Esiste ancora l’artista? E se sì, qual è la sua funzione oggi?

L’arte può essere intesa come un’operazione trasformativa dal sensoriale alla pensabilità, attraverso la simbolizzazione e attraversando le emozioni. Tutto ciò, presumibilmente, a partire dalle pitture rupestri rinvenute sulle pareti di una grotta, risalenti al paleolitico.

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