Il Dracula di Abraham Stoker

articolo di Adriano Fischer

La storia di Dracula la conosciamo tutti. In qualche modo, anche senza mai aver letto il romanzo di Stoker, sappiamo tutto del Vampiro più famoso del mondo. Tante sono state le trasposizioni teatrali e cinematografiche, da Nosferratu, il capolavoro di Murnau del 1922, fino ai giorni nostri, le serie, Twilight, Van Helsing, senza contare le infinite riscritture in chiave parodistica e ironica.

Dracula rappresenta uno di quei romanzi che avrei dovuto leggere in gioventù, quando l’immaginazione ha bisogno di essere continuamente infiammata, stimolata e, così, anche l’innocente punto di vista sensibile alle sorprese, allo stupore, che una storia di fantascienza può offrire.

Resta comunque un classico, quando con tale definizione si vuole intendere un’opera che resiste al tempo, dove ogni rilettura è una lettura di scoperta o, come diceva Calvino, quando nasconde le pieghe della memoria, mimetizzandosi da inconscio collettivo a individuale.

Il romanzo è stato pubblicato nel 1897, in Irlanda si stava attraversando un periodo che più tardi verrà definito Rinascimento celtico, caratterizzato da un rinverdimento culturale e artistico che nasceva dalle ceneri della passata soggezione all’Inghilterra.

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