recensione di Sara Bartolucci

Prendiamo due ventenni, un operaio e un disoccupato, chiusi in uno scantinato durante un pomeriggio qualsiasi. Mettiamoci una buona musica di sottofondo, da bere, da fumare e un’irresistibile voglia di espellere dall’anima tutta l’insoddisfazione che li logora: ecco la cornice di Trovami un modo semplice per uscirne.
Un non-romanzo, finalista del Premio Calvino 2018, che nella sua apparente semplicità è un concentrato esplosivo di riflessione. Non è un romanzo né un’ opera teatrale ma un dialogo ininterrotto fra due amici annoiati dalla routine, che vogliono “trovare un modo per uscirne”. Come? Progettando una rivoluzione.


Una sorta di “Aspettando Godot” in chiave moderna, dove la la riflessione esistenziale viene sostituita da una dettagliata ricostruzione della società odierna, fatta valori prettamente consumistici e mediatici.

A un primo impatto ci si trova di fronte un linguaggio sconnesso, confusionario, somigliante più a un blaterare a vanvera ma, andando avanti, emerge la maestria dell’autore nel riportare un modo di esprimersi tipico dei giovani d’oggi. Quella di Nucci è una scelta stilistica studiata e ricercata, perfettamente in linea con l’idea di realtà che il testo vuole sottolineare.
Tutto ha inizio con una macchia di umidità sul soffitto dello scantinato, scambiata per una stella cometa. Da lì una vivace conversazione sui King of Convenience che non sono riusciti a ottenere il successo che meritavano, della monotonia di una vita sempre uguale, fino a raggiungere il punto
cruciale della discussione: la rivoluzione. Come farla e perché? Da qui parte un vivace scambio di battute fra Nick, il più intraprendente dei due e l’amico senza nome, l’ operaio incastrato nella
grande macchina produttiva. Il testo prosegue fra botte e risposte, repentini cambi d’idea, ricordi del passato, ipotesi sul futuro, dubbi, incertezze, incitazioni, in una battaglia infinita di emozioni
contrastanti che rendono difficile seguire il filo.

La “Rivoluzione” oggetto del discorso non è più un ideale ma una festa, riducendosi poi a un semplice prodotto da vendere, che necessita di finanziatori, promoter, campagne pubblicitarie, slogan vincenti,perfino di una colonna sonora. E loro, i fautori di questa eroica impresa, verranno sommersi da un fiume travolgente di donne.

Sognando le più rosee conclusioni i due giovano riescono a svelare il reale disagio celato alla base di questa “rivoluzione”: l’insoddisfazione.
Per attuare il loro piano non basta la volontà, l’unico modo per “partire” è trovare un modo semplice per uscirne, ma a frenarli sono gli interrogativi e i problemi organizzativi che spuntano uno dopo
l’altro. Allora, che fare? Meglio rimandare la rivoluzione al giorno dopo, oggi c’è cattivo tempo e la sera la partita di calcetto.