Le regole dell’Arte

articolo di Sebastiano Grasso

Sopportare la canicola catanese è sempre uno scotto da pagare se decidi di frequentare la città. La speranza è sempre quella di trovare ristoro sotto le ampie fronde degli alberi; ma è una mera illusione. In questo periodo ed in alcune ore del giorno, il caldo e l’umidità (di queste latitudini) sono insopportabili, ovunque. A piazza Verga, nei primi giorni di settembre, a mattinata inoltrata, mi incontrai con Alfredo, dovendo discutere sulle strategie da adottare per la nuova stagione del blog. All’incontro nessuno dei due diede a vedere sofferenza per l’afa ma cercammo subito asilo in un buon caffè.

Tra un argomento e l’altro, forse senza neanche guardare Alfredo in volto, dissi: «Sto progettando un nuovo presepe artistico, lo esporrò al Convento San Rocco di Acireale!» Immediatamente mi resi conto di avere sparato un pensiero ad alta voce (esiti di un loop ossessivo che mi stava frullando nella mente da qualche giorno, ovvero: «Come strutturare il diorama»). L’amico, persona educatissima e aperta al confronto, non sviò l’argomento, anzi, sostenuto da una perspicace curiosità e da acuto spirito di osservazione, serrò gli occhi e mi chiese: «Perché lo fai?». E’ complicato trovare interlocutori sinceramente interessati all’argomento e, per di più, da affrontare nel bel mezzo di una bolla africana. Dunque, iniziai a parlare di pizze!

Penso che comunque Alfredo si sia chiesto quale possano essere le motivazioni che spingono una persona a costruire il presepe e, per di più, in estate. Avrà ipotizzato: «Un bisogno di Dio?».
Questo episodio mi ha offerto lo spunto necessario per introdurre un nuovo argomento sull’arte.
Un’opera d’arte (compresa la realizzazione di un presepe artistico) non è mai il frutto del kaos, anche quando lascia presagire questa condizione. Durante il concepimento e la realizzazione di un elemento d’arte si affrontano le regole della composizione e del linguaggio: la forma, il colore, la luce, il ritmo (il pieno, il vuoto), la tecnica, il tratto, la materia.

Ogni scelta contribuirà a creare una determinata emozione, o una serie di emozioni, e quindi il messaggio. Un buon risultato sarà il frutto di attenta pianificazione. Immaginiamo una tela rettangolare che abbia la base di 50 cm e l’altezza di 100 cm e coloriamo la superficie di nero: qualunque dettaglio andremo ad abbozzare la composizione sarà, nella sostanza e nella dinamica, drammatica (Wassily Kandinsky in merito al nero sosteneva che «É come un nulla senza possibilità…»).

Ora, immaginiamo una tela quadrata dalle dimensioni di 100×100 cm e coloriamo la superficie di verde: otteniamo una struttura in grado di infondere tranquillità, equilibrio.
Nel precedente articolo ho provato a spiegare come la creatività ci possa aiutare anche quando si ha la sensazione di avere dimenticato le regole; tuttavia, di norma, queste risultano interiorizzate e non ci abbandonano più.

Un amico mi disse «Credo, anzi ne sono certo, che gli artisti abbiano insita la capacità di descrivere la dimensione aurea con estrema precisione, senza bisogno di ricavarla attraverso l’uso di formule!». Questo è il talento. 
Tuttavia, sulla base dell’esperienza personale, ritengo che il talento artistico debba essere educato attraverso lo studio dell’Arte. La comprensione delle regole, la storia, la conoscenza dei maestri (delle loro ragioni), sono un’occasione di crescita che offre strumenti indispensabili, tali da completare le attitudini individuali. Kandinsky in ‘Lo spirituale nell’arte’ afferma: «L’artista che non sfrutta le sue doti è un servo inutile. Perciò non solo non è un male, ma anzi è indispensabile che l’artista conosca l’origine di questi esercizi. E l’origine è la valutazione oggettiva del valore interiore della materia, cioè in questo caso l’analisi del colore e dei suoi effetti più o meno generali».

Con il tempo si avvierà un processo più raffinato e consapevole che permetterà di comprendere e indirizzare il proprio estro: raggiungere una certa tensione piuttosto che un’altra, un timbro particolare, un ‘suono’, così da produrre diverse percezioni psicologiche. Il rigore compositivo attraversa la storia dell’Arte condizionando la vita degli artisti: dall’espressione naïf (dove ogni traccia è il frutto di un ordine seppur incomprensibile), agli studi di Piet Mondrian (un condensato di risultati matematici).

Guardando l’opera ‘Broadway Boogie Woogie’ (1942-1943) – opera in epigrafe -, Mondrian riesce a far quasi sentire il ritmo del boogie woogie, lo sguardo è costretto a inseguire i blocchi di colore in un circolo vorticoso. Eric R. Kandel in ‘Arte e Neuroscienze’ «Le linee hanno un ruolo di primo piano nel lavoro di molti artisti moderni che hanno seguito Mondrian, tra cui Fred Sandback, Barnett Newman e, in misura minore, Ellsworth Kelly e Ad Reinhardt. Con tutta probabilità, questa enfasi sulla linea non nasce dall’interesse o conoscenza degli artisti della geometria. Piuttosto deriva, sulla scia di Cèzanne, dai loro sforzi per ridurre le forme complesse del mondo visivo  e i loro elementi essenziali, e per ricavare l’essenza della forma nonché le regole che il nostro cervello usa per stabilire una forma, proprio come avevano fatto gli artisti del Rinascimento con la prospettiva.»

Dunque: comprendere le regole del linguaggio!… lo compresero gli antichi romani (realizzando opere in grado di magnificare l’impero), lo affermarono i pittori rinascimentali (esaltando il divino), lo hanno rivoluzionato gli astrattisti – su questo tema ancora E.R. Kandel: «Pittori astrattisti come Mondrian, Rothko e Louis hanno compreso in maniera intuitiva che la percezione visiva è un processo mentale elaborato, e hanno sperimentato a lungo i modi per coinvolgere i vari aspetti dell’attenzione e della percezione dell’osservatore» .

Quando salutai Alfredo, ci lasciammo con il comune proposito di rivederci davanti a una pizza.
Mentre osservavo l’amico allontanarsi, iniziai a ragionare sul mio ‘delirio’. Ebbene, lo studio che preparo non è un pretesto per riproporre una tradizione popolare ma un altro tentativo di risolvere la sfida che si gioca con la luce nelle tenebre. Tra assurde semioscurità pronte ad ingoiare immobili figure e lampi, simili a carezze, di rosso scarlatto, blu cobalto, giallo cadmio, tenterò di indovinare quell’equilibrio capace di congelare l’ ‘istante’ – simile a una goccia di rugiada sospesa nella quiete.

La percezione? Nel dramma può abitare la speranza, e quell’attimo di poesia altro non è che una lacrima in grado di scaldare il silenzio del cuore.

Informazioni su Sebastiano Grasso

Sebastiano Grasso (Udine, cl.1965), pittore. Apprende i primi rudimenti dal carnico Arturo Cussigh (allievo di Morandi, Guidi e Saetti). Pur collocandosi nella sfera dei pittori, cosiddetti, “autodidatti”, l’artista vanta una formazione accademica. Ha fatto parte del gruppo artistico: “I dodici movimenti (Sicilia - Acireale)” e “I pittori della luce” (Triveneto). Ha esposto in prestigiose collettive (tra gli altri, con P. Guccione, S. Alvarez, F, Sarnari, il Gruppo di Scicli, A. Forgioli. R. Savinio, A. Gio-vannoni, C.M. Feruglio, Ennio Calabria). E’ presente in varie collezioni private e pubbliche. Vinci-tore della XII^ Biennale d’Arte Internazionale di Roma.
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