Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta

Dinterbild mi ricorda Dogville di Lars von Trier , mi evoca anche l’isola che non c’è di Peter Pan.

Sin dal primo approccio ho frenato la curiosità di capire prima possibile quali fossero gli orizzonti di Vinpeel, ho preferito studiare Vinpeel.

Non racconto la trama di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta però mi sento di dire che si tratta di un testo straordinario, Neo Edizioni ancora una volta è garante di successi, mai mi sono lasciata sfuggire tanta enfasi nei giudizi.

In questo luogo imperituro ci si aggrappa ad un lembo di fantasia, per intraprendere l’onirico percorso tra terra, mare e cielo, sostando in atipiche storie, filosofie nuove di zecca e passioni costruite sulla memoria, un mix sinistro volto a sostenere e tramandare misteriose incertezze.

La presunta etimologia di Dinterbild suggerisce circoscrizione di un mondo finito e presente, un infuso di fatalismo e predeterminazione, non esiste un passato né un futuro, Vinpeel non lo sa e prosegue il cammino alla ricerca di sé attraverso le vite di chi incontra: il suo inconscio Doan con cui un giorno svuoterà il mare, Padre Earl, confessore indomito, Dorothy il maiale, Krisheb, la cui presunta follia diventa un paradosso della verità riparata dal sogno: Sognare è come vivere due volte. Una vita per quando sei sveglio e una per quando dormi

Il buco più profondo è Ned Bundy, il padre, un uomo. Ned vive un tempo narrativo in cui scrive messaggi destinati ad una bottiglia affidata alle onde, in attesa che arrivi quella perfetta, l’unica che recapiti qualcosa di mai svelato. E’ un espediente di Millanta, con cui argina l’impotenza umana chiusa nel segreto, per stimolare il lettore a restare impigliato nell’inconsapevolezza delle emozioni.

Storia e geografia mentali scandiscono i rituali gesti quotidiani sovrapponendoli al surreale. La Locabda Biton è l’imbuto entro cui si incanalano introspezioni che scorticano la superficie liscia e scivolosa, in cui i personaggi bevono vino e assistono alla preparazione convulsa di zuppe.

È dove si arriva quando si decide di seppellire tutto. E dove, alla fine, si dimentica persino quando e perché si è venuti Come si decide di arrivare a Dinterbild? Non si decide di arrivare. Ci si scivola dentro. Senza accorgersene. E quando succede? Quando si vuole dimenticare anziché soffrire.

Ogni ingrediente di questo libro è una figura retorica, come la locanda intesa come rifugio dell’utopia dal diritto di sognare in cui galleggia il locandiere Biton, matrice del peso cosmico dell’immobilismo. Il testo è un messaggio affidato alle onde che spingono nell’Altrove, unica landa per affrancarsi da una vita senza possibilità. Vinpeel è dotato di logica stringente ma non lo sa.

Gli abitanti di Dinterbild sanno invece che non c’è null’altro oltre, restano nel posto in cui non si può sognare, né avere incubi, quel posto che raggiungiamo tutti solo quando perdiamo forza di gravità e chiediamo al mare, benché salato, di far da vettore di possibilità, malinconia, fuga e occasione che restituisca il punto di partenza, non per forza coincidente con il punto di arrivo.

Vinpeel studia le nuvole volutamente umanizzate e immaginate con un corpo, un’anima e una storia, un po’ come le nuvole di De Andrè che “vanno vengono e ogni tanto ritornano…ma questo lo vedono meglio i bambini” come Vinpeel che le usa come icona di essenza di tutte le cose visibili e invisibili.

E Mune? Mune è dentro l’architettura lirica di pagina 102.
Se vuoi posso insegnarti io
A fare che?
A riconoscere le emozioni

Mune fa bene al silenzio dell’anima, è un regalo dell’Altrove di cui Vinpeel inizia a scorgerne le ​ luci. L’Altrove esiste. «Ci sono delle luci, proprio oltre il mare» continuò Vinpeel. «Come… come se ci fosse un’altra Dinterbild. Io le ho viste. C’è tutto un mondo lì fuori. È il posto dove avete lasciato la vostra occasione per essere felici. Credetemi»
La delicatezza e il garbo di Millanta, esortano al coraggio di sconfinare dagli abissi ed approdare nelle rive di qualsiasi mondo si voglia immaginare, sognare o addirittura sperare di vivere. Un modo dovrà pur esserci per superare tutto questo mare

About Ombretta Costanzo

Ombretta Costanzo si occupa di marketing operativo, ha una formazione universitaria umanistica con una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo editing. Gestisce da otto anni l' ufficio stampa di un centro commerciale impegnandosi nella stesura e veicolazione di comunicati stampa in testate giornalistiche locali, nonché redazione di articoli ed elaborazione di redazionali. Collabora con il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”.

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