Vita Da Set

Articolo di Federica D’Ignoti

Sveglia ad orari improponibili per andare in posti spesso che non hanno accesso al pubblico, in condizioni igieniche disagiate. Lavori la maggior parte delle volte per più di 10 ore, in alcuni casi anche venti.

Spesso la sera prima di andare a letto conti con le dita le ore di sonno che hai davanti a te e quando completi la mano ed arrivi a cinque, sei felice perché sai già che l’indomani ti sveglierai riposato. E poi corri, corri tutto il giorno, con l’ansia che a tutti i costi devi finire il tuo lavoro  perché, come se fosse una questione di vita o di morte,  devi rispettare gli orari e se non lo fai,  sai che sarà colpa tua e questa cosa non può accadere perché hai la responsabilità di altre circa 70 persone che hanno bisogno di te per andare avanti, oltre ad avere il peso di migliaia di euro sprecate inutilmente, hai la responsabilità che se sgarri, quella cosa non potrà più essere fatta, perché non c’è la luce, non ci sono più i permessi, quella persona poi è impegnata in un altro lavoro, non ci sono più i soldi.

Spesso che hai un compagno quando lavori ti lascia, perché non capisce che tipo di lavoro stai facendo.Si dice che in quelle settimane perdi almeno 10 anni di vita. In effetti anche io sul mio corpo ho notato dei cambiamenti. Nei primi anni di lavoro ho abusato di colazioni, pizze delle 11, cestini della pausa pranzo molto conditi. Poi ho imparato a richiedere sempre i cestini sconditi, quelli dei malati dell’ospedale e ho sostituito la pizza con i crackers integrali che mi porto da casa. Invece le rughe che spuntano all’improvviso, proprio su quelle, ancora devo attrezzarmi.

Se sei stato almeno due giorni in un set cinematografico sai di cosa sto parlando. Se non ci sei mai stato pensi che sia tutto un gioco, osservi con ammirazione chi ti dice “Io lavoro nel cinema” e magari inizi a fare domande sempre riferite a carpire certi gossip di cui speri di avere l’esclusiva.

Se non sei mai stato in un set, guardi con ammirazione chi c’è dall’altra parte, magari in qualche modo ti senti pure affascinato. Io stessa credo di aver rimorchiato abbastanza con questa scusa che lavoro nel cinema. Soprattutto con gli attori e/o con chi avrebbe voluto farlo ovvero la maggior parte degli uomini che si sentono supereroi che quando mi chiedono: -tu cosa fai? – ed io: -la regista- . Ecco che iniziano le sviolinate, giusto così per un non si sai mai, intanto ci divento amico! Così possono dire: Io la conosco. So chi è.

Ovviamente come in ogni cosa non è tutto oro quello che luccica.

Quando decidi che vuoi dedicare la tua vita alla tua più grande passione e trasformarla in lavoro, nel mio caso alla scrittura e alla regia, ti scontri con la realtà e devono passare anni prima di affermare che con questo lavoro riesci ad avere un reddito che ti possa permettere di campare allo stesso modo di come faresti con un lavoro normale. In alcuni casi questo momento non arriverà mai.

Alla fine il mondo del cinema non è un modo di ricchi, a meno che tu non lo sia già di tuo perché hai una famiglia che ti sostiene e che ti aiuta.

Ma ad oggi, nonostante i riscontri positivi che ho avuto nel mio lavoro, ogni tanto mi chiedo: ne vale la pena?

Sono certa che se si vuole raggiungere un obiettivo prima o poi nella vita riesci a prenderlo, ma è tutto estremamente faticoso perché chi gestisce i soldi vuole guadagnare e risparmiare sempre sul tuo lavoro, offrendoti paghe molto al di sotto di quelle stabilite dal contratto nazionale del lavoro.

Se hai la passione per l’arte in generale e più nello specifico nel cinema e pensi che da grande vorresti che fosse il tuo lavoro e questo vuol dire che dedichi ogni giorno della tua vita e tutte le tue energie a studiare per imparare sempre cose nuove e per avere gli strumenti per poter diventare un professionista.

Quando ti propongono un lavoro dicendoti: -non ci sono soldi, posso prenderti da stagista volontario- tu non devi accettare perché ti stanno prendendo in giro. Nessuna persona ha il diritto sfruttare la tua passione, la tua voglia di fare a tutti i costi. Lo so che è difficile rifiutare ma in qualche modo bisogna contrastare questo sistema, purtroppo Italiano. All’estero non è cosi. Se vuoi imparare come funzione un set inizi a fare le cose semplici anche solo a portare i caffè ma vieni pagato per farlo. In Italia porti il caffè non ti pagano, ti trattano male e devi pure ringraziare che ti stanno permettendo di farlo.

Sono consapevole che sia un problema generalizzato del mondo del lavoro non solo nel settore degli audiovisivi.

Dico anche se sei un architetto, lavori per mesi gratis negli studi facendo lavori su cui altri guadagnano. Ma è giusto continuare ad assecondare il sistema anche quando lo stato non protegge i lavoratori? La legge per garantire determinati diritti c’è ma accanto a questa ci sono stratagemmi per arginarla.

Cosa resta da fare?

Bisogna ribellarsi e dire no. Anche se hai 20 perché su questa base continuerai ad avere un hobby e non un lavoro anche quando ne avrai 30. Anche a costo di aspettare, facendo altri lavori, il momento giusto.

Non  bisogna pensare che non si hanno alternative.

Negli anni ho capito che una alternativa c’è sempre.

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