ZIA FAVOLA di CONO CINQUEMANI

Ventesimo secolo. Zia Favola parte sola da un piccolo peasino della provincia di Catania, San Cono. Dal porto di Palermo prende il grande stimbotto con il quale raggiunge l’America, Nuova York. Qui, c’è Michele ad aspettarla, il fidanzato.  Zia Favola appartiene alla prima generazione dei siciliani, partiti per gli stati uniti per cercare un vita migliore, una dignitosa. La fortuna non è però dietro l’angolo. Zia Favola deve attraversare un’infinità di disavventure, note a tutti coloro che emigrano per fame e per miseria.E se partire non era facile, non lo sarebbe stato neppure viaggiare. Si sa, la prima classe costa mille, le seconda cento, la terza dolore e spavento. Con Zia Favola c’erano tantissime persone, tutte ammassate, provenienti da ogni parte d’Italia, le donne, se non maritate, erano con la fotografia del promesso sposo ad attenderle nel porto di Novaiorca. Arrivare a Novaiorca, malgrado tutto, non significava nulla. Bastava un nonnulla per rientrare in Cilicia. I promessi restavano promessi e delusi perché lo Stato Mericano non avrebbe accolto dei migranti con malattie.

La Zia Favola, a causa di un glaucoma agli occhi, fu costretta a restare isolata per sei mesi. Se non fosse guarita entro quel periodo di tempo, sarebbe ritornata in Sicilia. Ricordo, a questo proposito, che lessi da qualche parte che il popolo italiano non era tenuto in grande considerazione. Giravano avvisi e spacci – a seguito dell’enorme ondata migratoria – nei quali si consigliava al popolo ospitante di far attenzione a questi esseri piccoli, scuri, truffatori, sudici, ignoranti, dalla parlata parecchio strana. E il tempo non era galantuomo. I primi del novecento infatti la delinquenza siciliana era nuova per gli Stati Uniti, il pizzo, il racket, la Mano Nera, non facevano che alimentare il pregiudizio e la discriminazione ai danni di quegli italiani che erano lì, nella terra promessa, solo per fare fortuna, per lavorare. Se tanti migranti siciliani facevano parte della Mano nera, tanti altri ancora la subivano. Joe Petrosino fu il primo pulisman siciliano che conosceva i metodi di estorsione e di corrutela, e in buona parte riuscì a contenere il dilagare dei crimini. Con il tempo, innumerevoli figure, da Sinatra in avanti, riuscirono a riabilitare il nome del popolo siciliano. Non più ospite ma risorsa, non più straniero ma cittadino.Zia Favola rappresenta un tassello importante nella storia dell’immigrazione del nostro paese. I siciliani costituivano, nei primi anni del novecento, il più importante flusso migratorio d’Europa. Le differenze linguisitiche fra gli italiani erano ancora così marcate e lontane che nacque proprio nei sobborghi americani uno slang che identificava la fusione tra la lingua siciliana e quella americana: il siculish, grazie al quale si parlava halfu miricanu, halfu sicilianu. Questo breve e folgorante romanzo parla di loro, anzi di noi.

 

Cantautore, autore e regista teatrale, Cono Cinquemani (Piazza Armerina, 1980) debutta nel 2000 con dieci canzoni sulle parlate siciliane. Con Vossìa denuncia le difficoltà della promozione della cultura siciliana e dell’insegnamento delle parlate della Sicilia. La ricerca, l’approfondimento delle contaminazioni della lingua siciliana con altre lingue, lo porteranno all’analisi dei fenomeni linguistici Siculish, Lunfardo e Globerish. Nel 2015 va in scena Donne marginali e La cuffia del silenzio, due monologhi dedicati a donne siciliane. È dello stesso anno la presentazione del Dizionario Siculish, una raccolta di termini siculo-americani. Tra gli altri porta in scena Nino Lunfardo (in lingua lunfardo) Frank Lentini e Favola Cinquemani.

 

 

 

 

 

 

 

 

About Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.

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